DRIIIN!!! Suona la sveglia, che trauma. Il coinquilino si alza, si lava, si fa la barba (che voglia che ha), si veste. “Dai sbrigatevi, sono le 7:00 passate.” Io e Julia sbuffiamo, ci abbracciamo, ci nascondiamo sotto le lenzuola, sbuffiamo, ci alziamo, ci laviamo, ci vestiamo, sbuffiamo.

Esco dalla camera e… “a che ora diventa giorno a Cuba? E’ tutto buio”. Busso alla camera dei miei. Silenzio. Ribusso alla camera dei miei. Silenzio. “Saranno già scesi” dico o forse lo penso soltanto. Mi affaccio e nessuno per strada. Che strano… “a che ora si svegliano a Cuba? Non c’è nessuno per strada”, penso ad alta voce o forse lo dico proprio.

Guardo l’orologio che ho al polso, quello con l’ora italiana. 7:30. Ma se sono le 7 del mattino in Italia significa che qui è l’1 del mattino, cioè l’1 di notte, cioè lo picchio. Il coinquilino ha messo la sveglia con l’ora italiana. Torno in camera e annuncio che possiamo tornare a dormire. Ovviamente se la prende con me, ma perché?

Torniamo a dormire e dopo un po’… DRIIIN!!! Suona la sveglia del mio cellulare. Quello con l’ora cubana e sono, effettivamente, le 7:00. Ovviamente io e Julia ripetiamo la sveglia della notte e sbuffiamo. Vogliamo dormire.

Usciamo dalla camera e questa volta c’è un bel sole. Ci affacciamo e per strada vediamo bambini e ragazzi che vanno a scuola. Tutti bellissimi nelle loro uniformi di colori diversi a seconda dell’anno di frequentazione (e non della scuola di appartenenza, come accade da noi).

Scendiamo e andiamo a fare colazione. Io con la mia bustina magica dalla quale tiro fuori cornetti, nutella, biscotti e chi più ne ha più ne metta. Poi passiamo alla colazione cubana a base di frutta (banana, ananas, papaya, guaraya) e poi muffin, pane, marmellata, formaggio, prosciutto, frittata, polpette (si, avete capito bene. Polpette a colazione e a Julia sono strapiaciute), succo di ogni tipo, latte, caffè americano e… si lo so, la dieta domani. Iniziamo la giornata.

H 9:00 – appuntamento con la nostra guida, Maite. Un giro per la città, un tuffo nella storia, quella della rivoluzione, di Fidel e del Che, soprattutto di Josè Martin il padre della patria.

Qui vive ancora Raul Castro, fratello di Fidel e suo discendente. Nella piazza principale si trova l’edificio più antico della città nonché la casa di Velazquez prima e Museo del mobile oggi, poi l’ex Municipio dove nel 1953 Fidel Castro fece il suo primo discorso affacciandosi dal balcone, la Iglesia cioè la cattedrale, la casa della nobiltà oggi sala di teatro e l’hotel Casagrande. 

Santiago de Cuba ex Municipio
Santiago de Cuba Iglesia
Santiago de Cuba Museo del Mobile
Santiago de Cuba quartiere Santa Barbara

La città non è particolarmente ricca, ma nel quartiere di Santa Barbara si possono ammirare degli edifici molto belli appartenuti alla ricca nobiltà e oggi divenute scuole o centri culturali. L’attenzione all’istruzione è molto sentita in tutta l’isola.

Molto toccante è stata la visita alla Caserma Moncada, il punto di inizio della rivoluzione cubana. Proprio in questo luogo il 26 luglio 1953 le truppe di Fidel Castro, con l’aiuto del fratello Raoul, attaccarono le truppe di Batista. L’assalto fallì grazie alla prontezza di un soldato che, accortosi della presenza di estranei vestiti con le uniformi dell’esercito, diede l’allarme.

I ribelli vennero arrestati, torturati, uccisi. Fidel Casto fuggì, ma venne arrestato il 1° agosto. Nel processo che seguì, essendo lui stesso un avvocato, si difese in autonomia con la sua arringa che prese il nome “La storia mi assolverà”. Fu condannato a 15 anni, ma nel 1955 con appello popolare fu amnistiato.

Questa ex caserma oggi ospita un museo, una scuola e la rete televisiva Tele Turquino e il complesso ha preso il nome del giorno dell’assalto, 26 de Julio. Sui muri sono ancora ben visibili i buchi dei proiettili di quel terribile attacco.

       

Poco distante dalla ex Caserma Moncada si trova l’edificio in cui ha studiato Fidel Castro che ancora oggi è una tra le scuole superiori più prestigiose della città.

Una veduta della piazza più grande di Santiago de Cuba, quella che ospita la statua di Antonio Maceo. Conosce la storia delle statue equestri? Se il cavallo ha 2 zampe alzate significa che il cavaliere è morto in battaglia, se la zampa alzata è soltanto una significa che è stato ferito in battaglia, mentre se tutte le zampe sono a terra significa che è morto di morte naturale.

Santiago de Cuba Antonio Maceo
Santiago de Cuba Museo Emilio Bacardi
Santiago de Cuba Statua di Maceo
Santiago de Cuba.

Per pranzo andiamo a Punta Gorda e in catamarano sull’isola di Cayo Granma.

Un pranzo a base di pesce salutati da una nave da crociera. Poi un giro al Castello del Morro, situato su un altura con vista mare. La bellezza assoluta.

Santiago de Cuba Catamarano
Santiago de Cuba auto
Santiago de Cuba Crociera
Santiago de Cuba Tramonto

Cuba, a seguito dei numerosi attacchi di pirati e corsari, ha una notevole influenza moresca, araba e spagnola. Lo si può notare dalle facciate degli edifici, soprattutto dalle finestre ad arco costruite in modo tale da poter guardare dall’interno verso l’esterno e non essere guardati dall’esterno verso l’interno.

Santiago de Cuba Castello del Morro
Castello del Morro Santiago de Cuba

Santiago de Cuba è una città (ma tutta l’isola in generale) colpita sia dagli uragani (devastante quello del 1932) sia dai terremoti. Gli edifici sono tutti antisismici e gli abitanti hanno una grande forza nel ricostruire la città e rialzarsi dalle ceneri.

Il periodo peggiore per visitare l’isola di Cuba è da maggio a novembre, mentre il periodo migliore va da dicembre ad aprile (specialmente il mese di febbraio). E meno male, aggiungerei. No, perché il primo giorno effettivo a Santiago de Cuba lo concludiamo con un bell’acquazzone. Fortunatamente della durata di pochi minuti e fortunatamente di sera.

Notte a tutti!

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