Non pensiamo mai che possa succedere a noi fino a quando ormai… ecco, cerchiamo di non arrivare all’ormai! Cerchiamo di fermarci un attimo prima, riflettere e cercare di cambiare l’esito degli eventi.

Se vai a 100 km/h contromano è inevitabile che, prima o poi, ti scontrerai con qualcuno. Sfidare la sorte quasi sempre non porta a nulla di buono.

Ora pensaci bene. Prendere il sole senza protezione è come sfidare la sorte. Se ti dice bene ti bruci, ti viene un eritema solare, se ti dice male ti possono rimanere dei segni permanenti (non dire di no perché io te lo posso dimostrare sulla mia pelle), se ti dice malissimo può succedere l’irreparabile. Noi vogliamo evitare l’irreparabile, giusto?

La crema solare con filtro protettivo alto ti fa abbronzare, ma non ti fa rovinare. Fondamentale è metterla più volte durante l’esposizione al sole, soprattutto ai bambini.

Che belle le estati degli anni ’80. Mesi interi sulle lunghe spiagge incontaminate della Sardegna. Noi, la sabbia bianca, il mare cristallino, il sole. Un sole che tutti noi credevamo amico, ma che nascondeva qualcosa. Si stava ammalando e, involontariamente, stava facendo ammalare anche noi (ma lo avremmo scoperto solo dopo anni).

Come tutti i bambini odiavo mettermi la crema e non perché volessi un’abbronzatura estrema, ma perché volevo giocare. E lo facevo dalla mattina alla sera, sotto il sole, sulla sabbia, dentro l’acqua. Così, mentre i capelli assumevano quel colore dorato che nessuna decolorazione potrà mai eguagliare, la mia pelle assumeva quel colore rossastro tipico di una scottatura.

Ricordo le ustioni, le medicazioni e i successivi giorni costretta a giocare con una maglietta cucita addosso. Ricordo le difficoltà nel nuotare con la maglietta bianca fruit of the loom e la sensazione di appiccicume quando uscivo dall’acqua. Il dolore nel toglierla per mettere quella asciutta. Alla fine avevo imparato a toglierla in acqua e a mettere quella asciutta quando ancora non ero uscita totalmente dal mare.

Il caro amico sole, quello della vitamina D, mi stava voltando le spalle.

Mia madre avrebbe dovuto insistere un po’ di più e farsi odiare un po’ di più da me. Da quella bambina che odiava la crema solare e la sabbia che si appiccicava alla crema solare tipo cotoletta pronta per la cottura. La colpa non è di mia madre, ovvio! Ma se oggi io non proteggo la pelle di mia figlia, non me lo perdonerò mai!

Insegnare il prima possibile l’uso corretto del sole ai nostri figli farà di loro dei ragazzi consapevoli delle potenzialità e delle negatività di questa bellissima palla gialla che brucia oggi più di ieri e meno di domani.

Le lentiggini che spuntano in estate sono carine. La pelle ambrata è carina. I capelli dorati sono carini. Tutto è carino, la cosa importante è non esagerare.

Fare un’indigestione di sole fa male.

Non sono un’amante della birra, né da bere né tantomeno da cospargere sul corpo. Non ho neanche mai usato il bergamotto che tanto mi suona come chinotto e a me il chinotto non è mai piaciuto. Ho sempre acquistato (ok, mia madre ha sempre acquistato) creme solari di marca con fattore di protezione abbastanza alto.

Che belle le estati degli anni ’90. Giornate intere sulla sabbia scura di Ostia (quella che attira il sole alla grande). Noi, i libri, i racchettoni, il pallone, la settimana enigmistica, le patatine, la coca cola, gli occhiali da sole (che non servivano per proteggersi, ma per osservare senza essere osservate). Stesso posto, stesso ombrellone, stesso stabilimento. Al Plinius ormai ci conoscevano tutti. Portavamo una ventata di allegria in cambio di una ventata di aria pulita, fresca, genuina.

La prima cosa che facevamo era spalmarci la crema. Lo facevamo bene, ma lo facevamo poco. La crema andrebbe spalmata la massimo (e già mi sto tenendo larga) ogni 2 ore. Noi lo facevamo, si e no, 2 volte durante la giornata che iniziava alle 9:00 circa e terminava verso le 18:00. Ovviamente tornavo a casa con pezzi di pelle ustionata con conseguenti notti insonni e spellature decisamente poco fashion.

Il sole migliore si prende lentamente e in orari precisi.

Che belle le stati degli anni Duemila. Pagavo in lire e ricevevo gli euro. Erano gli anni della calcolatrice sempre in tasca perché pagare € 1 una cosa che prima pagavi mille lire ti sapeva tanto di truffa (beh, non ci voleva tanto a capire che ci stavano incxxando). E lo percepivo non per la facoltà di Economia e Commercio che frequentavo, ma perché era proprio papabile a tutti.

Ancora oggi la frase Se potessi avere mille lire al mese accende mille emozioni e mille ricordi. Con 10 mila lire la serata era dignitosa. Con 50 mila lire facevi il signore e portavi a casa anche il resto. Oggi con €50 ti diverti solo a metà.

Al mare avevo scelto la piscina perché stavo preparando gli esami della sessione estiva e preferivo non distrarmi troppo. Dalle 9:30 alle 12:30, dal lunedì al venerdì, solita sdraio lontano da tutti ma vicino al bordo (l’amore per l’acqua non mi ha mai abbandonata). Oltre a studiare bene (quella sessione ho dato un bel po’ di esami con voti di tutto rispetto), avevo un colorito che tutti mi invidiavano.

La mia abbronzatura migliore l’ho ottenuta dalle ore 9:30 alle ore 12:30 con fattore di protezione 30. E 30 è stato anche il voto degli esami! Nessuna scottatura, nessun segno. Un colore dorato uniforme su tutto il corpo. Mi facevo invidia da sola.

Oggi pago le conseguenze della mia ingenuità.

E’ vero che ho tanti nei, ma tutte quelle macchioline che vedi sulla mia pelle non sono tutti nei. Sono, appunto, delle macchie solari vecchie di almeno 20 anni (parola dei medici). Porto sulla mia pelle i segni della mia ingenuità. Ingenuità che non ho solo pagato subito con le ustioni, ma che continuo a pagare giorno dopo giorno.

Io e il sole non siamo più così tanto amici. Oggi lo rispetto e lo temo. Oggi proteggo mia figlia da ogni suo raggio e non importa se un po’ mi odierà perché so che domani mi ringrazierà. Ok, mia figlia ama le creme e per lei mettersi la crema solare è il massimo della felicità. Per me un po’ meno perché una confezione dura tipo 2 giorni.

Prevenire è meglio che curare!

Sembra una di quelle classiche frasi fatte però è proprio così. Prevenire è meglio che curare! Uno non ci pensa e se ci pensa lo fa solo dopo aver ricevuto un campanello d’allarme dal proprio corpo. Una visita dal dermatologo per controllare la pelle è un segno d’amore verso noi stessi.

La mappatura dei nei è una visita tranquillissima durante la quale medici esperti controllano i vari segni sulla nostra pelle individuando quelli che necessitano di un’attenzione maggiore e un controllo periodico. Consigliano di farla almeno una volta all’anno e nei mesi invernali perché nei mesi estivi, con l’esposizione al sole, anche i nei cambiano colore.

L’epiluminescenza è lo step successivo. Si tratta sempre di una visita dermatologica durante la quale medici esperti “scattano delle foto” a quei segni sulla nostra pelle considerati sorvegliati speciali.

L’asportazione chirurgica si subisce quando il sorvegliato speciale di turno desta particolari sospetti. Si procede poi con l’esame istologico della parte asportata e, una volta ottenuti i risultati, sarà il medico dermatologo a consigliare cure e trattamenti vari.

Perché sono così esperta? Perché oggi pago le conseguenze della mia ingenuità. Perché oggi io e il sole ci siamo presi una pausa di riflessione.

Perché ho fatto questo sermone? Perché vi voglio abbronzati, ma non rovinati! E, cosa importante, proteggete i vostri figli!

West Palm Beach spiaggia

E ora godetevi la Summer 2018, ma fatelo con intelligenza!

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