19 novembre 1992: il giorno in cui Beverly Hills 90210 entrò nelle nostre vite
Una serie, una generazione, un sogno americano che non abbiamo mai smesso di sognare.
C’è un giovedì sera che non ho mai smesso di ricordare. Anzi, ce ne sono molti — uno dietro l’altro, scanditi dal ritmo di una sigla che ancora oggi mi fa venire i brividi e la voglia di quel doppio pugno sul mento. Era il 19 novembre 1992, e quella sera Italia 1 mandò in onda la prima puntata di Beverly Hills 90210.

Ero alle medie. Non sapevo ancora quasi nulla del mondo — o almeno, credevo di non saperlo.
E poi arrivarono loro: Brandon e Brenda Walsh, due gemelli del Minnesota catapultati nella Los Angeles abbagliante, nel liceo più famoso della televisione, il West Beverly High. E qualcosa, dentro di me, cambiò per sempre.
Il rito del giovedì sera
Il giovedì sera era sacro. Non è una metafora: era un vero e proprio rito collettivo, con le sue regole non scritte, i suoi gesti ripetuti, la sua liturgia condivisa da milioni di ragazzini italiani.
Alle 20:30 tutti davanti alla televisione. Punto. Non era negoziabile. La cena doveva essere finita, i compiti rimandati a dopo (o dimenticati del tutto), e il telecomando tenuto stretto come un oggetto prezioso. Italia 1, canale fisso. E, per chi come me si sentiva una di loro, la cassetta vhs pronta al rec per poter poi vedere e rivedere all’infinito ogni singola scena, studiare ogni minimo particolare. Al punto tale che ancora oggi ricordo ogni singola puntata e molti dialoghi… “il mio amico Dylan?” – “Il mio amico Dylan!”… Diciamolo, il rewatch delle serie tv lo abbiamo inventato noi.
E poi arrivava la pubblicità — quel momento insopportabile e al tempo stesso indispensabile. Si correva in bagno con la velocità di un atleta olimpionico, oppure si afferrava il telefono fisso — quello attaccato al muro, con il filo che non arrivava mai abbastanza lontano — per chiamare la migliore amica. “Ma hai visto? Dylan le ha detto che… Brandon ha fatto… Kelly sembra che…” Le parole si accavallavano, le voci si alzavano, le emozioni traboccavano. Era un’analisi televisiva ante litteram, fatta di pura adrenalina adolescenziale.
Non esistevano i social. Non esistevano le chat. Eppure quella serie ci aveva già insegnato la comunità, il commento in tempo reale, la condivisione di un’emozione collettiva. Lo facevamo con il telefono fisso e con la voce, e forse era anche più bello.
Brandon o Dylan: una scelta impossibile
Se sei cresciuta negli anni Novanta e hai guardato Beverly Hills 90210, sai esattamente di cosa sto parlando. Era la domanda che divideva le amicizie, animava le discussioni sui banchi di scuola, ci teneva sveglie la notte a leggere e rileggere le pagine del Cioè dedicate a loro. Immagini ritagliate da attaccare sulla Smemo e… anche qui, il junk journal è una nostra creazione.
Brandon Walsh — gli occhi chiari, il sorriso aperto, la camicia stirata, la correttezza morale che non cedeva mai. Il bravo ragazzo. Il giornalista scolastico con i principi. Quello che avresti portato a cena dai tuoi genitori e che tua madre avrebbe adorato all’istante. Romantico, affidabile, presente.
Dylan McKay — il ciuffo che cadeva sugli occhi scuri e profondi, il malessere che portava addosso come un mantello, la Porsche, i poeti maledetti, il padre assente, il cuore spezzato e cucito male. Il cattivo ragazzo che in realtà era buono. Quello pericoloso, quello che ti faceva sentire qualcosa di irrazionale e incontrollabile.
Ero perennemente indecisa. Come si fa a scegliere tra la sicurezza e il brivido? Tra la luce e l’ombra? Tra ciò che è giusto e ciò che fa battere il cuore in modo scomposto? Beverly Hills 90210 ci ha insegnato, senza saperlo, qualcosa di fondamentale sull’amore e su noi stesse.
Un amore per gli Stati Uniti nato davanti a uno schermo
Non ero mai stata in America. Non sapevo quasi niente di Los Angeles, se non le cose vaghe che si imparavano sui libri di scuola. Ma guardando Brandon e i suoi amici passeggiare lungo Venice Beach, entrare nel Peach Pit, guidare lungo il Sunset Boulevard con il finestrino abbassato, qualcosa dentro di me si era già innamorato.
Beverly Hills 90210 ha acceso in me un fuoco che non si è mai spento: il desiderio viscerale degli Stati Uniti. Non solo come luogo geografico, ma come stato mentale. La California come promessa. L’America come possibilità infinita.
E poi c’erano i vestiti. Le spalle larghe, le giacche oversize, i jeans a vita alta, le camicie a fiori, i capelli voluminosi. Mi vestivo come loro. O almeno, ci provavo — con quello che si trovava nelle boutique di una città italiana, cercando di replicare un’estetica che arrivava direttamente dall’altra parte del mondo. Era la mia forma di viaggio, allora: indossare un pezzo di quel sogno.
Dieci stagioni, una vita intera
Dieci stagioni. Pensaci: dieci anni di storie, di personaggi che cambiavano insieme a noi. Abbiamo iniziato a guardarli alle medie, con la cartella ancora piena di libri e la vita davanti come un campo aperto. Li abbiamo seguiti al liceo, quando le domande diventavano più grandi e le risposte sempre più rare. Li abbiamo ritrovati all’università, quando il mondo si stava allargando e la nostalgia per quegli anni stava già iniziando — anche se non lo sapevamo ancora.
Loro crescevano e noi crescevamo con loro. I loro drammi erano i nostri drammi — amplificati, certo, hollywoodianizzati, ma in fondo così riconoscibili. L’amicizia che si incrina. L’amore che fa male. Il genitore che non capisce. La scelta sbagliata. Il momento in cui devi decidere chi vuoi essere. E tutte siamo state un po’ Brenda e un po’ Kelly e poi nel gruppo, anzi nella comitiva, c’erano anche Brandon e Dylan, ovviamente.

Beverly Hills 90210 non era solo intrattenimento. Era uno specchio. E a volte, quando guardi abbastanza a lungo in uno specchio, inizi a capire qualcosa di te.
3 aprile 2026: quando i gemelli Walsh tornano
Il 3 aprile 2026, Sky manderà in onda l’intera serie. Tutte e dieci le stagioni. Dal principio.
Per noi che c’eravamo, è un ritorno a casa. Un modo per riaprire una porta che non avevamo mai veramente chiuso. Ci sederemo davanti allo schermo — stavolta magari sul divano di casa nostra, non più nel salotto dei nostri genitori — e ritroveremo quei volti giovani, quelle storie, quella musica. E dentro di noi sentiremo una cosa strana e meravigliosa, che si chiama nostalgia.
Ma per chi è nato negli anni Duemila, questa è un’occasione diversa e preziosa: conoscere una serie che ha definito un’intera generazione. Capire perché i loro genitori, ancora oggi, si animano quando sentono quella sigla. Incontrare Brandon e Brenda Walsh come se fosse la prima volta — con occhi nuovi, senza la patina della nostalgia, ma con tutta la freschezza di una storia che, a quanto pare, non invecchia.
E forse scopriranno anche loro di essere, nel profondo, un po’ Team Brandon e un po’ Team Dylan. Perché certe domande non hanno risposta. E forse è proprio per questo che continuano a farci compagnia.

Qualche sera, quando non riesco a dormire, mi capita ancora di sentire quella sigla nella testa. La musica nel walkman, il sole californiano, le palme che sfilano come in un sogno.
Novantadue. Eravamo ragazzine con i sogni più grandi di noi. E loro — Brandon, Dylan, Kelly, Brenda, Andrea, Steve, Donna — erano lì ad aspettarci, ogni giovedì sera, alle 20:30 su Italia 1.
Non dimentico niente. Rivivo tutto, mentre una lacrima di dolce nostalgia mi riga il volto. E non importa in che anno siamo oggi, quando spingo play io sono ancora negli anni Novanta e i miei amici di BH90210 sono ancora tutti lì a farmi compagnia…



