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14-05-2016 il mio primo Mamma che Blog. Fino a pochi mesi fa non conoscevo neanche l’esistenza di questo evento e poi ho ricevuto una mail con la possibilità di partecipare. Ho sgranato gli occhi, ho letto meglio, ho cercato di capire bene, ma alla fine …  cosa è il Mamma che Blog? Ho navigato in internet per carpire qualche info. Il Mamma che Blog è un evento a cui partecipano mamme blogger, si tiene due volte l’anno (una volta verso maggio ed una verso dicembre), location milanese, durante il quale si crea sempre più forte quel legame particolare che accomuna e lega le mamme blogger. Si può partecipare con tutta la famiglia, quindi si possono incontrare figure maschili che supportano e sopportano le mogli/compagne, e i bimbi sono assolutamente i benvenuti ai quali viene dedicata un’area dove poter giocare supervisionati dall’attento controllo degli adulti. Bene, da quando ho ricevuto la mail con l’invito è iniziato il mio tormento interno… vado, non vado, partecipo con tutta la famiglia, partecipo da sola, acquisto il biglietto del treno, non acquisto il biglietto del treno. Alla fine, dopo giorni di si e di no, mi sono decisa ed ho acquistato il biglietto del treno e mi sono iscritta all’evento. Esattamente 10 giorni prima del 14 maggio, esattamente 10 giorni di adrenalina pura durante i quali mi sono ritrovata a fantasticare sulla giornata, sulle persone che avrei incontrato e conosciuto, sugli argomenti che avrei ascoltato e sul fatto che sarei stata totalmente e completamente da sola. Sola nella jungla, sola nella tana dei leoni, sola tra tante mamme blogger che già si conoscevano e non mi piaceva per niente.

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Venerdì 13 (Venerdì 13?!??!?! OMG) prima di coricarmi ho preparato la borsa con i biglietti, i viveri e tutti gli intrattenimenti possibili e immaginabili (libro, ipad, settimana enigmistica) che avrebbero potuto e dovuto farmi compagnia in treno (si, mi annoio peggio di una bimba). Sabato 14 mi sono svegliata prima che la sveglia suonasse. L’emozione non ti ha fatto dormire direte voi. No, il russare del coinqui non mi ha fatto dormire rispondo io. Sveglia per sveglia, ho deciso di alzarmi e di prepararmi con calma così da prendere la metro e senza troppe corse arrivare alla stazione. Come una qualsiasi blogger di successo, ho cercato di vincere la mia timidezza ed ho inziato a vloggare e stava andando abbastanza bene, ci stavo quasi prendendo gusto. Come la blogger di insuccesso che sono, mi sono ritrovata accanto al ragazzetto romano e romanista (ovviamente ho scelto la giornata perfetta per andare a Milano, l’ultima di campionato milan-roma, tifosi romanisti a go-go) che con un  accento delicatissimo ha commentato “Anvedi questa come sta. Sta a fa’ ‘a foto alla porta”. Bene, l’ho fulminato con lo sguardo più cattivo del mondo (e che cavolo, anche i vlog mi dovete rovinare!). In treno mi sono intrippata con la canzone Vorrei ma non posto che ben si legava al mood della giornata. Arrivata a Milano ero pronta per affrontare tutto, ma non mi aspettavo di dover affrontare l’imprevisto degli imprevisti. Carica di imbarazzo ho cercato di andare avanti a testa alta, ma mi si leggeva in faccia che non mi sentivo al 100% e, nonostante abbia in tutti i modi cercato di nascondere le prove, io sapevo e non sono riuscita a godermi tutto come avrei voluto. Va beh, andiamo per step. Scesa dal treno, sono andata a prendere la metro gialla per arrivare a Lodi. Ovviamente ero senza internet (traffico scaduto qualche giorno prima e indovinate quando mi avrebbero ridato internet? domenica 15 ovviamente) e per non sbagliare direzione ho chiesto l’aiuto a casa chiamando il coinqui che da buon milanese non sapeva dove dovevo andare ed ha quindi deciso di chiedere l’aiuto a google. I troppi aiuti mi stavano innervosendo, anche perché dovevo andare a recuperare in qualche modo l’imprevisto degli imprevisti. Mi sono illuminata quando ho visto tre ragazze che avevano scritto in faccia “Andiamo al Mamma che blog” (loro le classiche blogger da etichetta, io una sblogger in trasferta), le ho raggiunte, una di loro si è girata a guardarmi e scrutarmi (come poter dare loro torto, ero inguardabile). “Ciao, andate al Mamma che blog?” – “Si. Tu sei Tale Madre Tale Figlia.” – “Eh, mmm, si.” – Ammazza, che figo. Mi hanno riconosciuta. No, beh, aspetta. Sono sveglia dalle 4, ho una faccia sconvolta, ho l’imprevisto degli imprevisti, sono impresentabile e loro mi riconoscono. Ma che razza di foto posto sui social???? Va beh, che importa. Seguiamole e basta.

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Arrivata al TAG in Via Calabiana, mi sono accreditata e poi sono entrata in quella struttura semplice ma bella, in quel mondo incantato delle mamme blogger e scoprire che io ero lì perché una di loro. Avete presente quella sensazione dell’entrare in una nuova scuola dove tutti si conoscono e tu provi imbarazzo perché appena trasferita da un’altra città o da un’altra zona? No?! Beh, neanche io però mi sentivo esattamente così. Gli occhi puntati addosso come quando si guarda una persona nuova/estranea/sconosciuta. Io ho fatto una breve panoramica a 360°,  boh forse anche 720° fino a quando ho focalizzato la mia attenzione su lui, la mia isola felice, l’aiuto che in quel momento volevo, il bagno. Tornata sulla terra ferma dalla mia isola felice, che fortunatamente non era l’isola dei famosi e men che meno playa desnuda, ho cercato di socializzare con qualcuna. Fortunatamente tra le mamme blogger che come si dice a Roma “se la sentivano calla” c’erano anche mamme alla mano con le quali è stato abbastanza semplice dialogare e scambiare pensieri e punti di vista. La divisione netta tra io sono la Mamma Blogger Cool e tu chi sei non mi è piaciuta tanto, ma ci sta. Nel mondo ci sarà sempre chi si sente un gradino più in alto degli altri. L’importante è non sentirsi troppo in alto perché non ci vuole nulla a scivolare.

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La mattina si sono affrontati temi più specifici sul mondo mummy blogging e sulla sua naturale evoluzione. Panta rei diceva Eraclito e Panta rei è attuale ancora oggi Tutto scorre, tutto è un continuo divenire e bisogna sempre essere pronti ai cambiamenti. Dopo una pausa pranzo conviviale tra chiacchiere e finger food, alcune di noi hanno continuato la loro conoscenza durante l’Hub Dot. Cosa è l’Hub Dot? E’ un incontro tra donne per connettersi dal vero mettendo ognuna la propria esperienza. E’ nato da una bellissima idea di Simona Barbieri, la quale decise di accogliere a casa sua un pomeriggio delle donne con storie di vita diverse così da creare una connessione tra loro perché ognuna può aiutare ed essere aiutata da un’altra, tra di loro si potevano creare delle connessioni (un po’ come il consueto apericena delle Mamme Appio). I Dot sono sticker colorati che aiutano tutti a rompere il ghiaccio e fare connessioni senza preconcetti (se indossi rosso: “ti parlo della mia professionalita’”, verde, “sono in cerca di ispirazione”, giallo “ho un’idea,mi aiuti?”, blu “sono qui per socializzare”, viola “la mia passione del sociale e beneficenza”). E’ stato bello ascoltare le storie di alcune mamme e, così, poterle conoscere meglio.

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Nella sala degli incontri, delle chiacchiere e dei mille selfie c’erano anche loro, gli sponsor. E’ stato bello festeggiare insieme i 60 di Galatine (JP le ha assaggiate e le sono piaciute tanto, le sue prime caramelle). Ok, avevo detto niente caramelle prima dei 3 anni, però un piccolissimo pezzetto di galatina è andato, volevo renderla partecipe della giornata. Philips Avent ci ha omaggiato con dei bellissimi magneti che sono andati a fare compagnia agli altri 500 mila che sono sul frigo dei miei (si, ho la passione dei magneti). Il giorno prima Fabbri aveva offerto l’aperitivo che, va beh, ho saltato però ho sentito dire che non era per niente male. Hedrin ci ha, gentilmente, donato il protettivo contro i pidocchi. Una mano santa, ottimo prodotto. Da quando ho saputo che a scuola da JP, oltre a whisky il ragnetto, Tommy il bruchetto c’erano anche loro i temibili pidocchi mi sono appanicata e sono andata in farmacia per fare scorta. In casa ho un arsenale ora, ma con Hedrin protettivo è tutto easy e smart. Si spruzza e non puzza,si va a scuola e si prega che se proprio deve portare a casa un animaletto possa essere whisky il ragnetto (detto da me che ho la fobia dei ragni è tutto dire). Grazie a W il Pollo ho scoperto tante nuove ricette per JP ed anche per noi. Passiamo al dolce, Kinder CereAlé che non ha neanche bisogno di essere presentato, buonissimo soprattutto al cioccolato. Conoscete il dolcificante Stevia della Misura? Ma come no, ora c’è anche la Coca Cola verde con lo stevia all’interno. E’ una pianta, quindi totalmente naturale, dalla quale si estrae la RebA che dolcifica più dello zucchero ma con zero calorie. Poi c’era uno stand più tranquillo, meno preso d’assalto, ma con una bella iniziativa, Aiutare i bambini grazie a Mission Bambini.

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Cosa mi sono portata a casa da questa trasferta milanese? Oltre l’imbarazzo dell’imprevisto degli imprevisti?!? Beh, mi sono portata a casa una bellissima esperienza, una giornata stancante ma illuminante, delle nuove mummybloggerfriends, un video che prima o poi mostrerò, foto con persone che mai avrei pensato di conoscere,  tante nuove idee, ricordi impressi nella mente, nei fogli e nel cellulare, voglia di proseguire in questo mondo cercando di conquistare grandi traguardi con piccoli passi e poi, perché no!?, una borsa piena di gadget.

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