Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere? Storia passata, obsoleta, che non va più di moda. Oggi l’uomo viene dal nord e la donna dal sud o viceversa, ma soprattutto il coinquilino viene da Milano ed io da Roma. E cosa significa? Un incontro tra titani, milanese imbruttito vs romano. Punti di vista diversi, stili di vita diversi, pensieri diversi, ma soprattutto cercare di trovare un punto d’incontro a metà strada.  A Firenze va bene? No! Non va bene per niente.

Chi è di Milano non si trasferirà mai al sud. Si, per loro Firenze è l’inizio del sud, il confine con la terronia dove la civiltà finisce e il nulla inizia. Che poi, detto fra noi, a Milano sono quasi tutti del sud (la vecchia dinastia Brambilla è quasi in via di estinzione, un cognome ormai raro come una specie protetta). Cologno Monzese (il coinquilino  è di Cologno quindi lo so benissimo) è anche detta Cologno Pugliese.

Chi è di Roma sa benissimo che trasferirsi in un’altra città è un’utopia a meno che non si decida di andar via, molto lontano, diciamo in un altro continente ma anche in un’altra era. Roma caput Mundi! Se non fosse stato per i romani, oggi non esisterebbe nulla, questa la concezione di base. Roma capitale, tutto il mondo succursale.

La mia prima volta a Milano ho familiarizzato con la nebbia, quella seria, quella che non si vedeva neanche il tergicristallo della propria auto. Talmente seria che hanno annullato i voli e mi hanno lasciata all’aeroporto di Orio (Bergamo per capirci). Piccolo particolare, era notte e l’aeroporto lo hanno chiuso per metà. Sapete come ho accolto il  coinquilino quando mi è venuto a salvare? Con un abbraccio? Naaaaaaa! gli ho detto “Poi vi lamentate quando vi diciamo che avete solo la nebbia!”.

La prima volta che il coinqui è venuto a Roma è stato colpito dal sole ovviamente, ma anche da un auto. Ok scherzo, però ci siamo andati vicini. A Milano sono tutti ligi alle regole, anche troppo. Tutti precisi, si fermano dove devono, parcheggiano dove devono e pagano anche la sosta. A Roma siamo caciaroni, poco precisi, ma molto creativi. Se non si trova un parcheggio allora lo si crea. Sotto l’ufficio vedo certi suv parcheggiati nei posti dei motorini che è una bellezza. No, non prendono il posto di 6 motorini, così sono buoni tutti. Loro parcheggiano nel posto di uno scooter, si avete capito bene. Per non parlare delle smart, 3 smart equivalgono a un posto auto. (L’Audi dell’immagine sotto non sta rispettando l’incrocio, è parcheggiata).

parcheggio selvaggio

I primi tempi che il coinqui era a Roma si innervosiva perché gli automobilisti non rispettano le file. Non capiva come mai 4 file di auto potessero stare in una carreggiata a due corsie (nella stessa maniera in cui un suv occupa il posto di uno scooter, semplice). Ora quando va a Milano non capisce come mai le persone rispettano le file. In una carreggiata a due corsie cerca di creare la terza per smaltire il traffico.

Quando, a Milano, ho visto un tipo immettersi in tangenziale a velocità sostenuta ho gridato “Attento!!!” –  “Che ti gridi?” – “Ma l’hai visto come è arrivato? Poi dalla mia parte, e se mi prendeva?” – “Guarda che qui si fermano, siamo civili”. A Roma il dialogo è stato leggermente diverso. Il coinqui andava dritto, non prestando attenzione al simpatico automobilista che si immetteva sul raccordo, e quasi ci scappava l’incidente. Ovviamente non ho resistito… “Ma non l’hai visto che stava arrivando?” – “Io?!?! E’ lui che deve dare la precedenza.” Il milanese ha la convinzione di avere sempre ragione e il romano ha la certezza di non sbagliare mai, ricordatevelo.

Tra Roma e Milano c’è anche un problema di lingua, di comprensione tra le parti.

Dal fornaio io ho preso pizza con la mortazza, lui focaccia con la bologna. Entrambi volevamo la pizza con la mortadella.

Passando davanti a un negozio chiuso ho esclamato “Guarda che bel disegno sulla saracinesca.” – “La cler!” ha precisato lui. – “Mamma, chi è Lacler?” – “Boh, sarà un’amica di papà.” Quando ha saputo che in ufficio da me vengono concessi i rimborzi è rabbrividito (non per la concessione, ma per i rimborZi). Però, a forza di prenderci in giro, per il compleanno mi ha regalato una borZa (eh sì, è diventato un fan della Z anche a lui). Mi prende in giro perché mal pronuncio la doppia R e, per evitare ulteriori risate, invece di mettere il burro io metto il butter. Poi un giorno, esasperata, ho esclamato “A Roma tera, guera e fero non vogliono la doppia. Stessa regola per le altre parole con la  R.” Ovviamente non l’ho convinto. Per non parlare degli articoli prima dei nomi (la Luisa, la Ginevra, …) e dello zola (cioè il gorgonzola) che ha chiesto al supermercato, ma bisognerebbe aprire un post a parte su questo argomento.

L’app dei trasporti pubblici milanesi è veritiera, quella dei trasporti pubblici romana è approssimativa (ho visto gente diventare vecchia aspettando l’autobus a Roma). A Milano se il led della banchina segnala 5 minuti all’arrivo del treno successivo, puoi anche uscire e tornare dopo 5 minuti perché la metro spaccherà il secondo. A Roma se il led della banchina segnala 3 minuti all’arrivo del treno successivo, dopo 3 minuti segnalerà l’arrivo del treno a 5 minuti. Non si capisce perché, ma questo è. Quindi sulle banchine romane si possono incontrare persone che si truccano, che fanno colazione, che leggono interamente la Divina Commedia (Inferno, Purgatorio e Paradiso insieme, intendo). Incontri anche persone perplesse tornare in superficie e ti azzardi a chiedere preoccupata “Cosa è successo?” – “Niente, volevo suicidarmi ma la metro non passa.”

Indisponibilità treni

A Milano se minaccia neve, tutte le strade verrano prontamente attrezzate di sale e, dopo 5 minuti di nevicata, troverete  gli addetti disposti alla pulizia delle stesse. A Roma se minaccia pioggia, dopo 5 minuti troverete i gondolieri di Venezia al posto dei taxi.

A Milano sono tutti vestiti alla moda, talmente carichi di griff che quando si incontrano… “Ciao, ho appena lasciato Gucci che si vedeva con Vuitton”… Il milanese lo riconosci perché dal lunedì al venerdì è vestito da ufficio e nel weekend esce di casa pronto per partecipare alla settimana della moda (non capendo che la settimana della moda capita due volte l’anno e basta). Il romano lo riconosci perché dal lunedì al venerdì è vestito casual (sì, anche in ufficio adotta lo stile casual. Ho visto gente in ufficio col pigiama e non sto scherzando. Qui il romano dirà che ha semplicemente anticipato la moda in voga in questi giorni) e nel weekend esce di casa rigorosamente in tuta (preferibilmente della squadra del cuore).

Il milanese fa tutto da solo, non lo sentirai mai chiedere un aiuto. Non a caso il coinqui è soprannominato da mio padre Faso mì. Il romano fa tutto meglio e lo fa prima di tutti gli altri. Il milanese è convinto di essere il migliore, il romano è certo di essere er mejo. Entrambi hanno queste loro convinzioni che, ovviamente, sono da rivedere. La verità, come sempre, è nel mezzo ma non a Firenze (ricordatevelo).

Il milanese è perfettamente in linea con la sua città, freddo e grigio (non tutti fortunatamente, ma la grande maggioranza si). Loro salutano baciando l’aria e guai ad abbracciarli. Il forestiero lo accolgono con diffidenza e difficilmente nel loro gruppo (a Milano i gruppi si dividono in base al ceto sociale e ai must have). Spesso le persone si indebitano per entrare nel gruppo rolex, chanel,… I romani sono colorati come la città, solari e confusionari. Si salutano abbracciandosi e baciandosi, alcune volte anche menandosi. Il forestiero viene viene buttato dentro al gruppo (a Roma i gruppi si dividono in romanisti e laziali).

A Natale sarò a Milano quindi conoscerò le loro tradizioni che, per sentito dire, sono un po’ diverse dalle nostre. Respirerò il loro clima di festa, magari mi sveglierò con la neve e, chissà, forse non penserò più che la cosa più bella di quella città è il treno per tornare a Roma.

Gli eccessi sono creati ad arte, quindi ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti sarà puramente casuale. Assolutamente casuale!

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