Sapete quale è la cosa più difficile da fare dopo che il test di gravidanza ha dato esito positivo? Dirlo al padre? Naaaa. Dirlo ai nonni? Naaaa. E ditelo a chi volete e basta! La cosa più difficile è la scelta del nome. Ho visto coppie picci-picci scoppiare per la scelta del nome.

NOMEN OMEN! 

Per gli antichi Romani dare un determinato nome ad un bambino equivaleva segnarne il destino. Nomen omen significa, appunto, il destino nel nome. Purtroppo il nome lo scegliamo noi per conto di altri e questi altri se lo porteranno dietro per tutta la vita e con le conseguenze del caso.

Per questo motivo bisogna scegliere il nome del proprio bambino in maniera accurata ed assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Pensandoci bene è il primo regalo e uno dei più importanti che stiamo facendo a nostro figlio. Pensiamo a quante volte lo chiameremo durante il giorno, in maniera dolce o arrabbiata, la mattina o la sera, bisbigliando o urlando.

La legge italiana offre alcune indicazioni importanti sulla scelta del nome: la fonte sono gli articoli 34 e 35 del decreto n. 396/2000

ART. 34. Limiti all’attribuzione del nome.

1. È vietato imporre al bambino lo stesso nome del padre vivente, di un fratello o di una sorella viventi, un cognome come nome, nomi ridicoli o vergognosi.
2. I nomi stranieri che sono imposti ai bambini aventi la cittadinanza italiana devono essere espressi in lettere dell’alfabeto italiano, con la estensione alle lettere: J, K, X, Y, W e, dove possibile, anche con i segni diacritici propri dell’alfabeto della lingua di origine del nome.
3. Ai figli di cui non sono conosciuti i genitori non possono essere imposti nomi o cognomi che facciano intendere l’origine naturale, o cognomi di importanza storica o appartenenti a famiglie particolarmente conosciute nel luogo in cui l’atto di nascita è formato.
4. Se il dichiarante intende dare al bambino un nome in violazione del divieto stabilito nel comma 1 o in violazione delle indicazioni del comma 2, l’ufficiale dello stato civile lo avverte del divieto, e, se il dichiarante persiste nella sua determinazione, riceve la dichiarazione, forma l’atto di nascita e, informandone il dichiarante, ne dà immediatamente notizia al procuratore della Repubblica ai fini del promovimento del giudizio di rettificazione.

ART. 35. Nome.

1. Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e può essere composto da uno o da più elementi onomastici, anche separati, non superiori a tre. In quest’ultimo caso, tutti gli elementi del prenome dovranno essere riportati negli estratti e nei certificati rilasciati dall’ufficiale dello stato civile e dall’ufficiale di anagrafe.

Ecco 10 piccoli consigli per la scelta del nome:

1 – Scegliete sia nomi maschili sia nomi femminili

Lo so che stai pensando che sto dicendo una cavolata. Ti hanno detto che è maschio, ma non hai fatto l’amniocentesi. Quindi non sai se il cromosoma del sesso è X o Y, però ti hanno dato la certezza che è maschio e tu hai scelto di chiamarlo Pinco Pallo. Perfetto! Ti dico, soltanto, che una mia amica è arrivata al parto convinta di chiamarlo proprio Pinco Pallo, ma … “Signora, è una bellissima bambina. Come la chiamiamo?” – “Eh, come la chiamiamo ora? Lo chieda alla mamma. E, mi scusi, che fine ha fatto Pinco Pallo?” – Semplice! Quello che la mia amica ha sempre pensato fosse il Rocco Siffredi del futuro (simbolo per il quale il papà ne andava altamente orgoglioso) era in realtà il cordone ombelicale. Ok, oggi gli esami sono più attendibili, ma arrivare preparati al parto non guasta mai.

2 – Scegliete il nome pensando al cognome

Se il papà ha un cognome particolare le soluzioni sono due. O dai il tuo cognome o scegli bene il nome. Purtroppo c’è gente che ha giocato su questa assonanza e non so quanto oggi i figli stiano giocando con loro. Nell’elenco telefonico esiste Bocca Candida. Io mi chiedo, se il cognome è Bocca ma come ti viene in mente di chiamarla Candida? Ma esiste anche Torno Domenica, Pizza Margherita, Farina Bianca, Foresta Selvaggia, Trombo Felice, Orgasmo Massimo, Della Sega Felice (per capire meglio, leggete prima il nome e poi il cognome), Troia Vera e molti altri.

3 – Fate due liste

Ok, stai pensando che il nome lo dovete scegliere insieme tu e il papà. Vedi, già la parola dovere è sbagliata. Avete piacere di scegliere insieme il nome, ma evitiamo di vivere 9 mesi di discussioni. Vi consiglio di scrivere due liste distinte e separate, 10 nomi a testa di cui 5 femminili e 5 maschili. Tra questi 20 nomi uscirà fuori quello definitivo (almeno si spera). E, se poi lo chiamerete con il ventunesimo nome non importa. La cosa importante è che siete arrivate ad una decisione.

4 – Attenzione ai nomi troppo originali

Dopo Chanel, Leone, Oceano, Lapo, scegliere un nome originale è diventato un po’ banale. Fossi in voi non mi addentrerei troppo nella jungla dell’originalità e ve lo dice una che ha chiamato sua figlia Julia che è un nome comunissimo nel resto del mondo, ma in Italia sembra chissà quale nome assurdo. Mia figlia, che è un po’ nobile inside, si presenta in questo modo “Ciao, io sono Giulia con la J”. Poi ci sono persone un po’ de coccio (come si dice a Roma) che la correggono “Ah, quindi ti chiami Kulia/Iulia (dipende dai casi)” e Julia se le guarda come per dire “Allora sei stupida! ti ho detto che mi chiamo Giulia ma si scrive Julia. Dove è la difficoltà della pronuncia?” In fin dei conti Julia Roberts come la chiamate? Giulia!

5 – Attenzione ai nomi troppo comuni

Quando ho deciso che avrei chiamato mia figlia Julia avevo, più o meno 18 anni. La mia attrice preferita era, ovviamente, Julia Roberts. Nel corso del tempo non ho mai cambiato idea e non ho certo immaginato che, nel frattempo, tutti avrebbero chiamato le proprie figlie Giulia. Ok, mia figlia ha un lato di originalità però solo sulla carta visto che la pronuncia rimane Giulia. Beh, oggi le bambine si chiamano tutte Giulia e, quando, al parco chiamo mia figlia vengono da me tutte le bimbe presenti. Una volta siamo uscite di casa in due e siamo tornate in 10, io e 9 bimbe di nome Giulia.

6 – Scegliete un nome che abbia una buona giustificazione

No, non sono matta. Avete mai chiesto ai vostri genitori perché vi chiamate così? Che vi hanno risposto? Allora, io mi chiamo Donatella e, tutte le volte che mi presento, sento nell’aria “Donatella è uscita e a casa non c’è…” Per farvi capire, è la canzone di Donatella Rettore, cantante in auge nel periodo in cui sono nata io. Un giorno ho chiesto a mia madre se era una fan di Donatella Rettore e, per questo motivo, portavo il suo nome. Sapete quale è stata la risposta? Beh, non la tollerava molto. Secondo voi devo preoccuparmi?

7 – Attenzione a mettere il nome degli antenati

Fortunatamente non si usa più dare il nome dei nonni. Che se fosse una scelta libera sarebbe bello, ma spesso è imposta dalla tradizione. Di solito, quando è imposta, i nonni hanno nomi che oggi non vanno (diciamo così). Questa consuetudine è in uso soprattutto al sud dove ancora oggi si possono trovare bimbe che si chiamano Incoronata, Sconsolata, Carmelina. Ai bimbi maschi va, decisamente, meglio perché i nonni si chiamano Antonio, Giuseppe, Giovanni.

8 – No a troppi nomi

E’ vero che si possono dare fino a 3 nomi, ma immaginate quando dovete chiamare il piccolino. Non lo chiamerete mai con tutti i nomi. Di solito userete il diminutivo così dolce con la vostra vocina da mammina altrettanto dolce. Se c’è qualcosa che non va lo chiamerete con il primo nome scandito in maniera severa. Se arriverete ad utilizzare tutti i nomi scatterà l’allarme perché l’allerta incazzatura sarà massima e come si traduce tutto ciò? Che voi vi sarete trasformate in ufo robot e il dolce bimbetto avrà avuto il tempo di 3 nomi per espatriare all’estero. Il coinquilino si chiama Massimo Antonio (indovinate chi era Antonio?) e, quando arrivo a chiamarlo Massimo Antonio, lui è già a prendere il sole su un’isola deserta.

9 – No ai nomi di ex

Vi sembra assurdo? Vi assicuro che c’è chi chiama il proprio figlio con il nome del primo amore o di un ex che ha lasciato un segno indelebile nel cuore. Ovviamente il papà ignora l’esistenza di questo ex e, mi auguro, che rimarrà così a vita. Naturalmente può anche capitare che il papà proponga a nausea il nome di una ex per la propria bimba. No, non si fa.

10 – Pensate al diminutivo, nomignolo o soprannome

Non tutti pensano a questo aspetto, ma è importante. Avete scelto il nome (ALLELUIA!), ma avete pensato come suona il diminutivo? No? Beh, pensate a quanto può essere bello il nome Penelope. Ok, ora pensate al suo diminutivo… Avete capito, vero? Oppure chiamate vostra figlia Selvaggia ed è una bimba buonissima o, peggio, è proprio una selvaggia inside.

Siamo giunti alla fine. Il nome è stato scelto, dopo tanta sofferenza, ed è arrivato il momento di metterlo nero su bianco. Anche se camminate come una papera per via dei punti, dovete assicurarvi di essere presenti nel momento dell’ufficialità al mondo intero. Mia madre chiese a mio padre di registrarmi all’anagrafe come Donatella, Micaela e non se lo ricorda. Da poco abbiamo scoperto che sono stata registrata come Donatella (fin qui tutto ok), Michela (prima incazzatura di mia madre per la modifica del nome) e Simona (chi caxxo è Simona, ora?). Mio padre ha rischiato di essere cacciato di casa e mia madre, ancora oggi, indaga su questa Simona. Mio padre ha dato la colpa di tutto al signore dell’anagrafe.

scelta-del-nome

Detto ciò vi auguro una buona scelta ed evitate di annunciare al mondo intero il nome se ancora non siete certi di chiamarlo in quel modo. Io, che ho scelto il nome di mia figlia all’età di 18 anni azzeccando anche il sesso (mai avuto in testa un nome maschile), sono la rarità. Conoscendo come va il mondo chiedo sempre “Come si chiama oggi?” e la stessa cosa ho fatto con una futura mamma.

“Come si chiama oggi?”

“Nina, sempre Nina.”

“Ma a Roma non puoi chiamare una bimba Nina. Ti immagini gli amici che la chiamano? A Ninaaaaaa!!!! (così, a Roma, si chiamano tutte le persone di cui si ignora il nome).”

Il giorno dopo…

“Come si chiama oggi?”

“Nina, sempre Nina.”

Dopo una settimana in cui non ci siamo viste…

“Come si chiama oggi?”

“Alice!”

“Alice? Hai cambiato? Mi piace Alice.”

“Ah, non sapevi che si chiama Alice?”

“No, ero rimasta a Nina.”

“Ah, nel frattempo è anche stata Marta.”

 

(immagine presa da internet)

 

 

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