Piccola premessa. Da quando è nata JP la mia vita è una continua censura. Ora, non è che io sia una continua fonte di brutte parole però rispetto a prima sono molto più attenta e, se sta proprio per scapparmi qualche parolina poco carina, mi mordo la lingua e inizio con i BEEEEEEEP.

Stessa cosa vale per i componenti della mia famiglia. Se c’è Julia nei dintorni bisogna evitare di dire frasi sconnesse perché poi la dolce e tenera bimbetta le ripete in maniera perfetta e, soprattutto, assai connessa.

I bambini sono spugne, si sa, assorbono tutto e lo tirano fuori nel momento sbagliato. Per questo motivo è preferibile autocensurarsi ogni tanto. Però inevitabilmente, nel momento in cui il bimbo va a scuola, anche nella migliore delle famiglie entrano le prime brutte parole.

Circa due settimane fa il coinquilino mi telefona e mi passa Julia.

“Julia racconta a mamma quello che hai detto a me.”

“No, non mi va.”

“Amore della mamma, dimmi. Non avere paura.”

“Mamma, nonno mi ha detto scema.”

Dopo un attimo di stupore, incavolatura a mille e chi più ne ha più ne metta, chiamo mia madre raccontandole l’accaduto. Lei conferma dicendomi che ha già discusso con mio padre. La sera, uscita dall’ufficio, mi trasformo in un razzo missile con circuiti di mille valvole e piombo a casa dei miei per parlare personalmente con mio padre. Lui, ovviamente, non conferma l’accaduto.

Dopo qualche giorno, Julia racconta nuovamente che il nonno le ha detto scema. Nuovamente mia madre discute con mio padre, nuovamente io piombo a casa loro nelle vesti di Ufo Robot, nuovamente mio padre non conferma l’accaduto.

Dopo qualche giorno, a casa dei miei, mia madre sente provenire dal salone la parola scema e nel salone ci sono soltanto mio padre e mia figlia. Mia madre si avvicina senza farsi né vedere né sentire e assiste alla scena.

“Nonno mi dici scema.”

“No.”

“Dai nonno mi dici scema. Daiiii.”

“No. Vai da nonna.”

Dopo qualche secondo Julia insiste.

“Nonno mi dici scema.”

“Nooooooo.”

“Dai nonno, mi puoi dire scema.”

“Julia, ma perché ti devo dire scema?”

“Perché se tu mi dici scema io vado da nonna e le dico che tu mia hai detto scema. Poi lei viene quì e litiga con te.”

Tre anni e già così “geniale”. Ora chi lo dice al coinquilino che il padre biologico non è lui ma Diabolik?

 

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