L’allattamento è il momento più bello per una donna. Mmmmmm….
L’allattamento è il momento più intimo tra una mamma e suo figlio. Mmmmmm….
L’allattamento è… Ora vi racconto la mia esperienza con l’allattamento. E so che altre mamme si sono trovate/si trovano/si troveranno nella mia situazione. Non siete sole, non vi preoccupate.

Diciamo che tra JP e me è stato amore a prima vista, ci siamo intese subito noi due ed io da subito ho capito che non sarebbe stata una passeggiata. Oddio, a pensarci bene di passeggiate ce ne sono state tantissime, per farla addormentare, per farla digerire, per farla tranquillizzare, per farla divertire e anche per fare shopping (che non guasta mai).

“Signora la cerca.” – Arriva lei, una tipa robusta in uniforme bianca con una bimbetta urlante in un lettino a rotelle.

“Scusi, perché dovrebbe cercare proprio me?” – La guardo assente. In fin dei conti ho partorito da poco, dopo non si quante ore di travaglio. Altro che 24h in sala parto. Io in travaglio stavo facendo la spesa al supermercato e poi ho anche fatto un bracciale con l’uncinetto. E poi? E poi mi sono convinta a farmi portare in ospedale.

“Signora ha fame” – Prende la bimba e si avvicina pericolosamente a me.

“Ma…. il bar è al piano di sotto. E’ aperto ora?” – Farfuglio frasi sconnesse, giusto per prendere tempo così da farmi venire un’idea geniale e più plausibile.

La tipa robusta in uniforme bianca prende la bimba e me l’attacca. Ma la privacy non esiste da queste parti? Ok, forse stavo perdendo tempo, ma nessuno vi ha mai parlato dell’ansia da prestazione? Nessuno vi ha detto che con calma e pazienza le cose vengono meglio?

Evidentemente no, lo capisco dal modo in cui la bimbetta in braccio a me inizia a mangiare. Ora, amore della mamma, le signorine non mangiano come camionisti. Alza un sopracciglio (giuro l’ho visto quel movimento) e continua a mangiare più intensamente di prima. Ok, mi darai del filo da torcere ed io già ti amo solo per questo. Ci divertiremo insieme noi due. Le sfioro il pancino con la mano e…

“Signoraaaaaaaaa. La bimba sta male.”

Arriva la tipa robusta in uniforme bianca e mi guarda severa mentre entra nell’alone di mistero (mica tanto) e di puzza (tanta puzza, ve lo assicuro) che aleggia attorno al mio letto. Le allungo la bimbetta.

“Signora le porto un pannolino pulito.”

“Non potrebbe portarmi una bimba pulita? Sa, ho i punti che tirano e non riesco a stare in piedi.” – Spero non mi abbia visto saltare giù da letto quando mi hanno riportata in stanza e poi sistemare i comodini delle altre mamme e poi, visto che c’ero, pulire il bagno (quando mi annoio inizio a strafare).

“Signora, a lei non hanno messo i punti.”

“Non me li hanno messi? Ecco perché sto così male.” – La guardo con gli occhioni dolci da gatto con gli stivali che impazza in internet.

“Signora, per questa volta lo facciamo noi. Ma la prossima volta lo cambierà lei il pannolino.” – La vedo andare via e tornare dopo 5 secondi (pit stop da record, signori) con una bimba profumatissima e pulitissima.

Quel momento del bisogno durante la poppata avrebbe dovuto farmi capire che mia figlia non andava molto d’accordo con il latte. Avrebbe dovuto darmi un piccolo allert sulla situazione che mi avrebbe attesa in futuro, ma non ho dato troppo peso alla faccenda.

Tornate a casa siamo passate, senza rendercene conto, dall’allattamento in gruppo all’allattamento in solitaria. All’inizio tutti mi chiedevano se potevano assistere al pasto. No problem, basta che pagate il biglietto. A mia figlia non interessava stare al centro dell’attenzione, per lei era importante mangiare. Mangiava ad occhi chiusi, tranquilla nel suo stato di grazia. Ogni tanto apriva gli occhi e mi fissava come a dire “Stanno ancora quà ‘sti rompi…? Ma che avranno da guardare?”

“Ti vendicherai presto, amore mio, non ti preoccupare. Tra breve inizierai a stare seduta sul seggiolone, avrai il tuo posto a tavola e tutti si sentiranno osservati dai tuoi occhioni languidi.”

Di certo non immaginavo che la vendetta sarebbe arrivata prima del previsto. Però siamo ancora alla fase allattamento in gruppo. Finita la poppata c’era l’estrazione del biglietto vincente. Il fortunato avrebbe goduto della dolce digestione di mia figlia così da poter annunciare tutto soddisfatto la famosa frase finale “Le ho fatto fare il ruttino”. I biglietti andavano via come il pane e l’estrazione del vincitore era vissuta da tutti con grande trepidazione.

Non ricordo il nome dell’ultimo vincitore. Ricordo solo che stavo consegnando il premio quando la bimba dell’esorcista si è impossessata per un attimo di mia figlia. Sono rimasta pietrificata con le braccia tese che tenevano JP come la scena del Re Leone quando il piccolo Simba viene presentato al mondo. Ma io cercavo di allungare le braccia sempre di più (in quel momento avrei voluto avere i poteri di Carletto il principe dei mostri). E nessuno mi aiutava, nessuno prendeva Julia, il vincitore dell’estrazione era sparito (forse per questo motivo non ricordo il nome).

“Qualcuno può prendere Julia? Mi aiutate per favore, devo pulirmi.”

“Mamma mia quante storie, Donatè! E’ un po’ di rigurgito, che vuoi che sia.” – Mia madre la fa sempre facile.

“Ecco, allora prendila.”

“Ma è sporca.” – Ahhhh, adesso è sporca.

“Appunto! Se la tieni un attimo, io mi cambio e poi cambio lei.”

E’ un po’ di rigurgito che vuoi che sia in realtà era reflusso. Mia figlia soffriva di reflusso. Ricordate IL GAVETTONE? Era una palla di plastica dove all’interno si metteva un palloncino e poi si avviava il timer allo scadere del quale un aghetto forava il palloncino facendolo esplodere così da bagnare il malcapitato di turno (frase tutta d’un fiato, bella eh!). Beh, mia figlia era uguale. Dopo il pasto io la consegnavo a chi mi era vicino e poi la vedevo passare di braccia in braccia alla velocità della luce fino a quando il malcapitato di turno si beccava la trasformazione in bimba dell’esorcista.

Il Gavettone

Da quel momento siamo passati all’allattamento in solitaria. Nessuno più voleva assistere per paura di dover tenere JP alla fine del pasto. Ma visto che tra me e JP c’è un legame molto forte, lei voleva me anche in quell’occasione. Quindi, per paura che io la consegnassi al papà, lei si liberava direttamente mentre poppava. In quel momento è iniziato l’incubo. Non se ne usciva.

In un momento di lucidità o stupidità (ma questo posso confermarlo solo a posteriori) il coinquilino si è fatto conquistare dalla bilancia e dalla pesata pre e post poppata. Non lo fate mai, soprattutto se avete il bimbo che soffre di reflusso. Avevamo un quaderno in cui lui scriveva tutto. Penso di averlo bruciato quel quaderno.

“Oggi in totale ha preso 20 grammi…. Oggi in totale ha perso 50 grammi…” – Poverino, lui lo faceva per il bene di JP ma non capiva che mi stava facendo venire l’ansia.

Ecco, parliamo dell’ansia da prestazione della poppata. Il reflusso provoca bruciore e dolore al bambino e quindi è normale che si agiti durante il pasto. Però il suo agitarsi continuamente stava iniziando a devastarmi sia fisicamente sia mentalmente. E poi avevo l’ansia della pesata. Ricordo ancora che quando avvicinavo mia figlia per farla mangiare ero convinta mi osservasse con gli occhi di un piccolo vampiro. Stavo iniziando ad avere paura di lei.

Dopo il primo attimo di agitazione poi andava bene, era bello e piacevole. Poi si contorceva, era brutto e doloroso. Poi si liberava, era schifoso e puzzolente. Mi veniva da piangere, non ne potevo più. Ogni poppata era una doccia, anche di notte (ero la mamma più pulita del mondo, ma ne avrei fatto volentieri a meno). Ogni poppata era un suo pianto. Non potevamo stare fuori per più di 2 ore perché potevamo darle da mangiare solo se c’era una doccia nelle vicinanze e un fuoco. No, non ero diventata una piromane nel frattempo.

Avevamo scoperto il latte AR che non è andata ritorno, ma ANTI REFLUSSO. E’ un latte più denso, è un latte che dovrebbe aiutare a mantenere un po’ di sostanza nel pancino e a non sentire più dolore e bruciore. Quindi abbiamo iniziato la nostra routine in solitaria… poppata e, mentre io mi andavo a fare la doccia, il coinquilino proseguiva con il latte AR.

All’inizio sembrava andasse meglio, ma anche questa nuova routine è durata poco. La piccola dolce e tenera JP si trasformava nella bimba dell’esorcista anche con il latte AR. Alla nostra routine si è aggiunta anche una medicina, uno sciroppino che dovrebbe ingelatinare il cibo nel pancino. Per un po’ è andata bene, ma poi anche con questa nuova routine ci veniva a far visita la bimba dell’esorcista.

Ricordo che cambiavamo le lenzuola ogni due giorni, utilizzavamo fino a 20 bavaglini al giorno, facevamo anche 10 lavatrici a settimana, mi facevo una doccia ogni tre ore. Per non parlare della piccola JP che mangiava in verticale, dormiva in verticale, viveva in verticale. La posizione orizzontale per lei era bandita perché fonte di un reflusso maggiore.

Ah, vogliamo aggiungere qualcosa sul prezzo del latte AR? Già i genitori sono tristi perché il bimbo sta male, poi una confezione di latte costa dai 30 ai 40 euro. Immaginate il clima che si respirava in casa in quel periodo. Care case produttrici di latte AR, DATEVI UNA REGOLATA! Il latte AR non lo acquistano i ricchi perché fa fashion, ma i comuni mortali che stanno vivendo un problema e lo affrontano con una, cento, mille difficoltà. Ero entrata in un vortice nero, forse la crisi post parto si stava impossessando di me.

Julia aveva circa due mesi quando siamo andati alla visita delle anche. Voi avete fatto la visita delle anche? Siamo entrati nella sala dove ad attenderci c’era un medico sorridente e gentilissimo. Abbiamo parlato un po’ e poi ci ha detto di mettere la bimba sul lettino. Ho fissato il lettino terrorizzata, era pericolosamente orizzontale.

“Mi scusi, non ci sarebbe un letto verticale?”

“Signora, i letti sono orizzontali.”

“Beh, forse per voi, ma noi a casa abbiamo un magnifico letto verticale.”

Prendo Julia e la metto sul lettino. Lui si gira per prendere non ricordo cosa e, in quel momento, sento il rumore della bimba dell’esorcista. Metto immediatamente Julia in verticale, la lancio al coinquilino e cerco un fazzoletto nella borsa di Mary Poppins che fa parte del kit nascita delle neomamme.

“Signora cosa sta facendo? E dove ha messo la bimba?”

“Nulla, non sto facendo nulla.” Dico mentre sto pulendo il lettino e con il dito indico il coinquilino che, nel frattempo, sta cercando di pulire JP.

“Signora lasci stare. Cosa vuole che sia un po’ di latte?”

“Dice davvero? Non le da fastidio? Pulisco tutto, non si preoccupi.”

“Signora venga, si metta seduta.” –

Mi sono messa seduta pronta alla cazziata. Nessuna cazziata. Con la sua voce calma e dolce ha iniziato a spiegarmi che non avrei dovuto vivere il reflusso come un problema, che non avrei dovuto viverlo con ansia perché il mio stato d’animo lo stavo trasmettendo a mia figlia e che, con il tempo e seguendo determinati accorgimenti, si sarebbe risolto tutto.

“Signora, sua figlia ha delle anche perfette. Pensi a questo e viva il reflusso senza farsene una malattia.”

Niente succede a caso nella vita e anche quell’incontro mi ha aiutata. Il reflusso è continuato per un po’, mia figlia ha continuato a perdere peso, poi a prenderlo, poi a perderlo, ma io non ho più vissuto la cosa con ansia. Ho regalato la bilancia, ho acquistato un buon bagno schiuma e ho cercato il latte AR a buon mercato.

Mamme, mi farebbe piacere conoscere la vostra esperienza con il reflusso del bimbo, come l’avete vissuta e come l’avete superata. Magari può aiutare altre mamme a sentirsi meno sole.

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