Sono giorni, settimane, mesi che mi guardo attorno in cerca della mia Musa ispiratrice, ma trovo solo banalità. Non fraintendetemi, non sto giudicando nessuno. E’ semplicemente il mio umile parere. Prima di essere una scrittrice (lo so, sono ben lontana dal termine scrittrice) sono una lettrice (o meglio, una LETTRICE). Una che si appassiona alle storie, una che le vive in prima persona, una che si identifica con i vari personaggi, li sogna la notte pensando ai mille finali possibili.  

Sono una lettrice esigente che, se il racconto non la appassiona, il libro lo accantona.

Sono una attenta ai particolari (fin troppo) e ai contenuti. Sono una che ama chi rischia mettendoci del personale. Sono una a cui piace leggere la storia degli altri, conoscere la vita degli altri. Come sono cresciuti e come si sono migliorati nel tempo. Come hanno affrontato determinate difficoltà e come hanno risolto determinati problemi.

Mi piace leggere cose sincere.

Mi spiego. Oggi è tutto uguale. Nessuno scrive ciò che realmente pensa. Con questo non voglio dire che bisogna insultare una persona che non ci piace o boicottare un’Azienda. Anche no! Perché è a questo che vogliamo arrivare, giusto? Oggi è tutto bello perché ci fa guadagnare. Una precisazione, vi/le/li fa guadagnare perché io non guadagno su quello che scrivo.

Io scrivo ciò che penso, ciò che vivo. Non ciò che mi chiedono di scrivere.

Per questo motivo è un po’ che sono assente. Non ho stimoli, non ho quel QUID che mi possa distinguere dalla massa. Ho perso la mia Musa e fatico a trovarne un’altra. Sarà il lavoro che mi assorbe come una spugna prosciugando non i miei chili (sono l’unica che si nutre di stress e non dimagrisce) ma i miei pensieri. E non quelli quotidiani (no, quelli rimangono, crescono e si moltiplicano), intendo quelli creativi. Quelli che ti fanno vivere una vita incredibile anche se l’unica cosa incredibile che conosci è Hulk.

Ho fatto un giro in internet in cerca della mia nuova Musa ed ho trovato un mare di banalità.

Forse il termine banalità è un po’ forte e potrebbe fuorviare. Ho trovato un copione, ecco il termine esatto. In questo periodo si parla di ANSIA. Non dico cavolate. Ho aperto blog di persone che mi mangiano in testa, blog i cui numeri orari sono i miei numeri mensili. Magari! Diciamo che i loro numeri orari sono anche superiori ai miei numeri mensili. Blog con i controcoxx che non mi hanno trasmesso nulla. Post che ho letto e che mi hanno lasciato il vuoto. Ma come è possibile? Come siamo arrivati a questo punto?

Capisco che per alcune, molte (ma non per me), è diventato un lavoro e quindi, quello chiedono e quello faccio, ma perché?! Io seguo Pinco, Palla e tutto il cucuzzaro che, periodicamente, mi parlano di A, B, C. Post uguali nei contenuti e diversi nella forma. Da lettrice, dopo un po’, mi rompo le balle. Ricordo una serata al teatro con i miei genitori a vedere uno spettacolo che avrebbe dovuto farci trascorrere del tempo in allegria. Dopo un po’ dall’inizio si sentiva in sala uno strano silenzio, dormivamo quasi tutti. E proprio quello era il momento di svolta. La grande Marchesini pronunciò la frase che tutti aspettavamo “CHE PALLE ‘STO SPETTACOLO!”. Ci svegliammo tutti, iniziammo ad applaudire e, da quel momento, partì il vero spettacolo ricco di risate.

BLOG

Ecco, io leggo molti blog perché mi piace leggere però sono arrivata al mio “che palle ‘sto spettacolo” perché mi annoio a leggere. Mi annoio a leggere la stessa cosa venti volte in una settimana. Mi annoio a leggere pensieri buttati lì perché vanno scritti. Mi annoio a leggere frasi senza senso giusto perché si ha la scadenza.

Amo tutti gli esordi dei grandi blog. In fin dei conti il blog nasce come diario personale poi evolutosi in strumento di informazioni. Ecco, non mi piace l’evoluzione che non mantiene legami con il passato. “No matter where I go, I know where I came from” canta la grande JLo. Proprio così.

Faccio un grande nome che non andrò a scalfire. Una ragazza che seguo su Instagram e che mi piace. Il blog di Chiara Ferragni lo leggevo all’inizio, ho letto tutto fino ad un certo punto. Il punto in cui ha iniziato a scrivere non più per il piacere di scrivere, ma per il piacere di piacere.

Mi annoio a leggere quello che le mani scrivono, ma che la mente non pensa.

Forse non è stato un male aver perso la mia vecchia Musa. Forse ne arriverà una nuova che mi guiderà lungo il cammino di racconti avvincenti e coinvolgenti. Sicuramente continuerò a non guadagnarci una ceppa leppa però avrò delle persone che mi leggeranno con piacere immedesimandosi per un attimo nella mia vita. Non una vita da grandi sogni, ma sicuramente da mille risate.

E voi cosa ne pensate?

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