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Erano gli anni ’90 e io sognavo una vita alla Beverly Hills 90210

Girovagando in internet mi sono imbattuta in un canale che mi ha catapultata nei mitici anni ’90. Potete immaginare la mia gioia. No, anzi non la potete immaginare. Ho divorato, uno dopo l’altro, tutti i video caricati. Una droga. Altro che Netflix.

Ancora non ci credo. Erano anni che desideravo rivedere tutte le puntate del mio telefilm preferito. Quello che mi ha accompagnata, mano nella mano, verso l’adolescenza. Quello che mi ha fatto innamorare dell’America e degli americani. Quello del periodo teen.

Beverly Hills 90210. Il teen drama che tutti noi, ragazzi degli anni ’90, guardavamo alla TV.

Mentre oggi si fa zapping su YouTube, noi ammiravamo i nostri beniamini attraverso quel grande piccolo schermo. E non potevamo vederli quando volevamo, ma solo quando andavano in onda le puntate. E, per non rimanere orfani per troppi giorni, registravamo tutta la serata saltando la pubblicità. I programmi iniziavano alle ore 20:30 e riuscivo a rimanere sveglia fino alla fine.

Erano gli anni ’90 e tutte le case erano dotate di almeno un videoregistratore VHS per rivedere in loop le videocassette fino a rovinarle.

Il rumore del nastro che si riavvolgeva quando, con il dito fisso sul tasto rewind, tornavamo al minuto esatto della scena clou. E quell’istante preciso lo avevamo imparato a memoria, ben impresso nella mente. Al minuto X della puntata Y potevamo rivedere il primo bacio tra Dylan e Brenda tutte le volte che volevamo.

Erano gli anni ’90 e ancora non avevamo i cellulari, la connessione internet, i social network.

In casa la privacy era direttamente proporzionale alla lunghezza del filo del telefono. Più era lungo, più potevamo raggiungere angoli nascosti di cui anche noi ignoravamo l’esistenza. Con l’arrivo del telefono senza fili, il bagno divenne poi il luogo dei segreti più segreti. E fuori casa non dovevano mancare gettoni, monete e poi tessere telefoniche per poter chiacchierare all’interno di una cabina e provare quel brivido lungo la schiena, scatto dopo scatto. La fine dei soldi e l’interruzione delle telefonate… quante conversazioni lasciate in sospeso.

Erano gli anni ’90 e le foto le vedevamo solo dopo averle stampate.

Questo significava anche aspettare giorni, settimane, mesi. Tutto dipendeva dal numero di scatti nel rullino, più il numero era elevato più significava provare grande stupore quando il fotografo ci metteva tra le mani quella busta preziosa. Immagini quasi dimenticate della gita scolastica o di qualche festa. Solo volti o monumenti. Nessuno scatto inutile, nessuna foto al cibo o alla rivista, alla penna o all’agenda. Le foto non venivano condivise sui social network ad attendere qualche like, ma venivano custodite nella Smemo o nell’album fotografico. E ogni immagine aveva la sua didascalia scritta a mano, qualche disegno, lacrime e sorrisi.

Erano gli anni ’90 e noi ci dividevamo tra Brenda e Kelly, tra Dylan e Brandon.

Ore davanti allo specchio per avere la pettinatura perfetta. Quella con i capelli lisci e la frangetta bombata, ma non troppo bombata. Quella dei ciuffi laterali messi in risalto con i capelli raccolti. Quella delle due ciocche schiarite, ma non tropo. Il trucco semplice, con le labbra color mattone ma non troppo mattone. E noi non avevamo tutorial da seguire, eravamo le maestre di noi stesse e imparavamo dai nostri errori. Sapevamo che potevamo, ma non troppo (questa la regola fondamentale).

Alzi la mano chi non ha sognato, desiderato, sperato di essere uno di loro. Noi eravamo i ragazzi di Roma 00100, anzi nello specifico eravamo i ragazzi dell’Appio Tuscolano 00181. Non facevamo shopping a Rodeo Drive, ma trascorrevamo i weekend a Cinecittà 2, il primo centro commerciale della capitale.

Eravamo una versione romana dei ragazzi più famosi della TV. Io, la Brenda de Noantri, perfettamente calata nel personaggio. Noi alternavamo jeans rigorosamente a vita alta, maglietta bianca e gilet con stivali alla texana ad abitini con bretelline, maglietta bianca sotto il vestito (la maglietta bianca non doveva mai mancare), anfibi con calzettoni bianchi in bella vista e giacchetto di jeans di una taglia più grande. Per non parlare poi delle giacche con le frange. Nessun accessorio ingombrante, salvo quel collarino stravagante o quel cerchietto bombato tornati oggi di moda.

Anche noi avevamo i nostri influencer, venivano da Beverly Hills e non da Uomini e Donne.

BH 90210 anni '90

 

E mentre sognavo di andare alla West Beverly High School, tutte le mattine mi incamminavo verso il Liceo Ginnasio Statale Augusto. Nessun armadietto dove poter fare due chiacchiere e scrivere la top five dei ragazzi più cool della scuola. Nessun giardino dove poter chiacchierare appoggiati a un albero (ogni telefilm ha il suo albero, da Beverly Hills a Gilmore Girls), nessuna radio scolastica, nessun ballo di fine anno.

Non cambiavamo classi e compagni al suono della campanella, noi stavamo ore e ore seduti alla stessa sedia con le stesse persone accanto. La scelta del compagno di banco il primo giorno di scuola era, quindi, vitale. Gli unici momenti di incontro con le altre classi erano la merenda e le lezioni di educazione fisica. Forse, per questo motivo, ero iscritta a tutti gli sport della scuola. Se avessi studiato in America sarei andata avanti più per meriti sportivi che per meriti scolatici, lo ammetto.

Però anche noi avevamo il nostro Pich Pit. Colazioni, merende, pranzi da Sandro, il bar davanti scuola. Dove ci incontravamo tutte le mattine, dove ripassavamo le lezioni e copiavamo le versioni. Dove facevamo amicizia con i ragazzi delle altre sezioni, dove ci raccontavamo segreti e gossip. Dove, tra un libro e un quaderno, sfogliavamo il Cioè dal quale staccavamo le immagini dei cantanti per attaccarle con la Coccoina alla Smemo. Ah, quante sniffate di Coccoina.

Erano gli anni ’90, quelli delle canzoni cantante a squarciagola in auto con gli amici.

Quando lo stereo si toglieva e si portava via per non farlo rubare, quando le musicassette si riavvolgevano con la penna Bic per evitare di scaricare troppo velocemente il walkman. Noi che parlavamo del mare di Ostia come se fosse l’oceano di Los Angeles e andavamo al Plinius come fosse il Country Club.

Erano gli anni ’90 e io sognavo di vivere a casa Walsh.

Immaginatevi la bellissima casa dei gemelli Brenda e Brandon piazzata nel bel mezzo del centro di Roma. Uscire dal vialetto di casa, entrare nella proprio auto (pur avendo solo 16 anni) e fare un giro al Colosseo. 

Erano gli anni ’90 e io sognavo una vita alla Beverly Hills 90210.

E voi?

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