Oggi è un qualche giorno anonimo di gennaio dopo l’Epifania. Uno di quei giorni utili per iniziare la spunta dei buoni propositi o per iniziare la dieta, quella famosa che rimandiamo da quel lunedì del millenovecento…

No, non voglio parlarvi di dieta perché non sono una nutrizionista. Solo il pensiero mi fa sorridere. Io che, come chi mi conosce bene sa, seguo la dieta della P ormai da anni. Che tipo di dieta è? P come Patatine, P come Pizza e potrei continuare con altri cibi non propriamente salutari.

Giorni fa mi stavo facendo gli affari degli altri su Instagram e, tra le tante stories, c’era quella di Valentina Dallari. Mi sono detta “Valentina Dallari non mi è nuovo come nome” e, come spesso mi capita, ho approfondito l’argomento.

Ma chi è Valentina Dallari? Ve lo spiego brevemente, anche perché non la conosco personalmente e non posso dire nulla di più di quello che molte di voi già sapranno.

Valentina ha partecipato, in qualità di tronista, al programma Uomini e Donne. Scelse Andrea Melchiorre, non so se ricordate. Una storia che è durata, più o meno, da Natale a Santo Stefano. Una storia partita in love e terminata con insulti pubblici a colpi di social.

E mentre Andrea ha continuato la sua vita più o meno pubblicamente (ci sta provando, ma il risultato non si vede benissimo), Valentina ha proseguito la sua vita più lontana dai social, dedicando impegno al suo voler essere dj. La vita privata di Valentina è tornata ad essere pubblica negli ultimi giorni, nel momento in cui ha esternato il suo malessere scrivendolo nero su bianco su Instagram.

Ora non voglio parlare del momento che sta attraversando questa ragazza perché, credo, sia arrivata alla fine di un percorso. Mi spiego meglio. Nel momento in cui dichiari un tuo malessere agli altri, significa  che hai già metabolizzato quel malessere in te stessa.

Il giorno in cui si inizia a percorrere un tunnel è un giorno qualsiasi. Chi ne esce si ricorda più facilmente un evento scatenante, ma raramente il momento iniziale.

Un disturbo ( di solito alimentare, ma anche di altra natura come lo shopping compulsivo ad esempio) può essere scatenato da un insulto pubblico, da un abbandono, da atti di bullismo più o meno cattivi (anche deridere gli altri per il loro aspetto fisico può essere una miccia che può appiccare un incendio). Le persone più sensibili iniziano a chiudersi in se stesse e/o a trovare giovamento in un comportamento che diventerà il loro punto di forza, la costante nella loro vita, il sollievo dal loro male.

Più quel comportamento ci fa stare bene, più siamo attratte da quel comportamento. Un circolo vizioso che, nel corso del tempo, porterà ad una fine. Per fine non intendo, necessariamente, la parola con accezione negativa. Purtroppo ci sono casi estremi e conosciamo di più questi perché sono quelli raccontati dai media, sono quelli che ci vengono proposti in tv, sono quelli che fanno scalpore, sono quelli che aumentano l’audience di Barbara D’Urso.

Vi assicuro che la parola fine può avere anche una bellissima accezione positiva. Ci sono persone che sono uscite dal tunnel della droga, dell’anoressia/bulimia e di altri disturbi. Non conosciamo molti casi del genere perché i media non ne parlano abbastanza. Per quanto mi riguarda, sbagliano.

Ad una persona depressa, o che sta attraversando un brutto periodo, bisogna dare un segnale positivo, una mano, un aiuto, bisogna far vedere che la vita non ha soltanto toni grigi o scuri. Ad una persona che si trova in un baratro bisogna tendere una mano, bisogna far vedere che la vita è colorata, che esistono giorni negativi e giorni positivi, che dopo un temporale torna a splendere il sole regalandoci l’arcobaleno.

Ci vorrà tempo, in fin dei conti Roma non è stata costruita in un giorno. Il cammino non sarà semplice, anzi. Però sarà bello percorrerlo insieme, sarà bello vedere la rinascita dell’araba fenice, sarà emozionante notare come una persona fragile inizierà ad acquisire fiducia in se stessa.

Non bisognerà, però, mai forzare quella persona. Sarà difficile, sarà doloroso, ma il vero cambiamento deve partire da quella persona. Noi possiamo solo essere un aiuto, un supporto, un mezzo di trasporto alla rinascita, ma non il motore di avviamento.

Ci sarà qualcosa che scatenerà la voglia di girare la chiave e sentire il rombo del motore. Il compito delle persone vicine è, appunto, quello di essere vicine, di salire in auto e di godersi il viaggio, di mettere una buona musica e di cantare insieme a voce alta.

Ripeto, non sarà facile ma sarà bello. Quando si inizia a capire che una persona soffre di un disturbo non è l’inizio di quel disturbo, che è già iniziato molto tempo prima. L’unica mossa vincente è, quindi, cercare di capire cosa ha scatenato quel disturbo. Un valido aiuto possono darlo i medici e un valido supporto è andare dal medico insieme.

Si ha la percezione mentale che la psicologia sia una medicina per matti. Sbagliato! Io ci andrei anche oggi dallo psicologo a parlare della mia vita, anche perché il mio specchio non ne può più. Beh, come dargli torto. Lo ammorbo tutte le mattine.

Non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi

Oggi Valentina ha deciso di farsi seguire dai medici e di riprendere in mano la sua vita. Spero che questo suo messaggio pubblico possa essere di aiuto a tutte quelle ragazze, ma anche quei ragazzi, che stanno attraversando un brutto momento nella loro vita. Perché è nei momenti bui che l’araba fenice risorge diventando più forte e più bella di prima.

“Non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi.” (cit. Jim Morrison)

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