Quando ero piccola sentivo parlare della giungla metropolitana e non capivo come gli animali potessero viaggiare in metro (certo, che fantasia i bambini). Crescendo ho scoperto che la giungla metropolitana altro non è che la città nel suo totale (e chiamatela città!).

In internet ho letto questa definizione “Le città e la gente. In corsa lungo strade e marciapiedi, come in una foresta. Ognuno con il proprio obiettivo da raggiungere con il Suv o con l’abbigliamento stile giungla…”

Oggi penso che la vera giungla metropolitana sia propio nella metropolitana. In questo luogo, sconosciuto ai più fortunati (quelli che al lavoro vanno in auto, o a piedi, o non ci vanno proprio al lavoro), si può assistere a scene che voi comuni mortali neanche immaginereste.

La mattina presto, all’apertura della metropolitana attorno alle ore 6:00, si incontrano o coloro che tornano a casa dopo una notte di divertimento (o di lavoro) o coloro che vanno verso una destinazione (un aereo, un treno, un lavoro). Sono entrambi accomunati da una cosa, il sonno. I loro volti sono maschere e i loro occhi sono persi nel vuoto, alcuni tengono gli occhiali da sole per farsi qualche bella dormita e, poco importa, se alle ore 8:00 saranno ancora allo stesso posto a fare su e giù circondati dai pendolari.

Alle ore 7:00 è facile incontrare un gruppetto di nonnetti. Ma cosa ci fanno questi simpatici signori vicino al gabbiotto, chi aspettano? Semplice, l’omino dei giornali! Quando lo vedono si attivano, vogliono aiutarlo, vogliono rendersi utili. Una volta sistemati tutti i giornali, tornano in superficie con una scorta di Leggo e Metro sotto il braccio che distribuiranno agli amici.

Dalla stessa ora la metropolitana inizia a popolarsi di pendolari che, nervosi e frettolosi, si dirigono ai posti di lavoro o di combattimento, che è meglio. Nessuno di loro ti rivolgerà uno sguardo (se non di dissenso), figuriamoci un accenno di sorriso. Fino alle ore 9:00 nei vagoni si nota un unico colore, il nero. Nero come gli abiti indossati, nero come i volti, ma soprattutto nero come l’umore (già di prima mattina). Fortunatamente o sfortunatamente (dipende dai punti di vista) questa monocromia di colori e di umori viene rotta dagli studenti. Quando ci sono loro in metro è il panico, la confusione, la vera giungla selvaggia, niente regole solo tanto rumore. Sono giovani, hanno la certezza di conquistare il mondo e, per farlo, devono iniziare dalla conquista della metropolitana. Quando scendono (di solito lo fanno in blocco perché vanno alla stessa scuola), ritorna la calma piatta in metro.

Dalle ore 10:00 fino alle 17:00 la metropolitana è semi deserta o frequentata dai fankazzisti, cioè da coloro che sono in giro per shopping, che non lavorano e che sono gli unici a godersi la giungla. In queste ore si viaggia comodamente seduti come nella migliore prima classe dei treni e non nel carro bestiame.

Dalle ore 17:00 in poi i vagoni tornano ad essere pieni d pendolari che si dirigono verso casa, ancora più scazzati della mattina (magari perché hanno avuto una brutta giornata, un diverbio con il capo o il collega, un affare andato male,…).

Dalle ore 20:00 si incontrano sorrisi smaglianti e facce un po’ troppo truccate, abiti scintillanti e tacchi vertiginosi e nell’aria c’è una miscela di profumi che non può che dare alla testa. Beh, sono i ragazzi che escono per una serata di puro divertimento.

Ma ora vediamo chi sono i soggetti che emergono in metro, quelli che ti fanno pensare ma ti fanno anche ridere. Nomino quelli che mi hanno colpito e lo farò in ordine sparso.

C’è lui, il ragazzo con le cuffiette, che canta o balla (dipende dal mood del momento) e non importa se al pubblico non piace, lui ha la musica a palla (come dicono i giovani) e non si cura degli altri. Se ti capita il ballerino è la fine. Ricordo ancora il ragazzo ballerino che a passi di breakdance si esibiva sul mio rene, peccato che sullo stesso si era esibita Julia la notte. “Scusa, su questo rene ho ricevuto un calcio rotante da Kung Fu Julia e non me la passo molto bene. Potresti esibirti sull’altro rene?”. Ricordo ancora il suo sguardo come a dire “Ma che voi? Ce l’hai con me?”. Ho lasciato perdere e quando vedevo che si avvicinava, pericolosamente, al mio rene ero io che mi muovevo per evitare lo scontro. Alla fine eravamo una bella coppia di ballerini e quando sono scesa mi è anche dispiaciuto.

C’è lei, la ragazza modella, vestita fashion dalla punta del capello alla punta dello stivale. Che se non la noti si fa notare, se non la guardi si fa guardare. Lei, che cammina su e giù per la banchina come fosse la passerella di Valentino. Lei, che ha pantaloni così stretti che cammina a fatica. Lei, con un quintale di accessori che quando sale sulla bilancia finalmente arriva a 50. Lei, che lo fa su uno stiletto Louboutin tacco 12 da fare invidia a (a chi cavolo fa invidia, bah. Ah, forse a me). Lei, che… o caxxo è caduta!

Ci sono loro, i guerrieri della metro, nati non per vincere ma per essere incaxxati con tutti, con il mondo. Se li sfiori “Oh, te sfonno!” – “Scusa, il forno?” – “No no, te sfonno. Hai popo capito bene!”. Loro entrano in metro per litigare e più lo fanno più sono contenti e più sono contenti più lo fanno. E’ un circolo vizioso. In metro non si assiste solo a diverbi verbali (queste cose sono all’ordine del minuto), ma a veri e propri incontri di pugilato. Penso che arriverà anche un ticket integrativo per assistere a questi match.

Ci sono loro, non vedo non sento non parlo, se sei incinta fanno finta di dormire pur di non cederti il posto. “Scusi, mi potrebbe far sedere. Sono un tantino incinta.” – Ti guarda, ma non si alza. – “Mi scusi, è seduta sul posto prioritario per le donne incinta” – “Ah, perché sei incinta? Non avevo capito scusa.” – “Si, sono all’ottavo mese. Di solito un cocomero intero lo mangio a pranzo, non certo a colazione.”

Ci sono loro, le stiliste per hobby, che indossano la qualunque perché loro sono trandy ma tu pensi che hanno fatto, semplicemente, colazione con il brandy e sono uscite indossando la prima cosa che hanno trovato. Nel web è pieno di foto strane con abiti che OMG!

Ci sono loro, gli amanti delle telefonate in metro, che i cavoletti loro li sappiamo tutti. E scopri tradimenti, relazioni extra, storie paranormali. Assisti a discussioni epiche tra amanti/fidanzati/coniugi, tra mamma e figlia, tra gente che non si conosce ma che si parla lo stesso perché un numero sbagliato può essere l’inizio di una relazione giusta. Una telefonata ti allunga la vita e il viaggio in metro se non si fa al telefono che viaggio è.

Ci sono loro, i ritardatari cronici, e in metro fanno la qualunque. Si truccano, fanno colazione, si mettono lo smalto, si fanno le sopracciglia e i baffetti, si pettinano, fanno i compiti, fanno la presentazione importante che dovevano consegnare il giorno prima al capo.

Ci sono loro, youtuber nostrani o forse solo strani, che vloggano come non ci fosse un domani e si incavolano se qualcuno rovina il momento entrando in un’inquadratura.

Ci sono loro, le amiche che non si vedono da una vita, e in tre fermate (dicono 3!!!) si raccontano tutti gli anni di latitanza. E poi si salutano con un “Ci dobbiamo assolutamente rivedere” – “Ok, domani a che ora prendi la metro che ti devo raccontare i miei anni di latitanza”.

Ci sono loro, gli sconosciuti che si piacciono, e si guardano e si ammiccano e si cercano e poi uno dei due deve scendere e tutto finisce lì. Ma il giorno dopo si rivedono, si riammiccano, si ricercano. Questo va avanti per mesi, fino a quando ti vedi recapitare al gabbiotto la partecipazione “Per la ragazza delle 8:00 che si fa sempre i fatti nostri. Vuoi fare da testimone?”. Sì, finalmente si sposano e sai dove? In metro!

E poi ci siamo tutti noi, quelli del cellulare, che siamo sempre chini sullo smartphone e digitiamo e sembriamo grandi manager e non pensiamo a nulla e… “ma stai giocando anche tu a candy crash?” – “Si, ma non lo dire in giro.” – “Guarda che qui nessuno sta lavorando, anche il manager quello giù in fondo sta su Facebook!”.

metro

Io odio la metro, la detesto come poche cose al mondo (a pensarci bene sono tante le cose che non sopporto), ma come farei senza lei e tutti gli strani personaggi che la popolano?

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