Non tutti hanno un lavoro che amano ma, soprattutto, non tutti hanno un lavoro!

“Io odio il mio lavoro!” – “Ringrazia di averlo un lavoro! C’è gente che pagherebbe per trovarsi al posto tuo.”

Tutto assolutamente vero, soprattutto perché ci sono persone che hanno non un lavoro, ma un buon lavoro, senza meritarlo.

Giorni fa in un gruppo di Facebook ho letto alcune lamentele rivolte ad una commessa di un negozio Calzedonia di Roma. Anche io sono stata in quel negozio e, uscendo dallo stesso, mi sono ripromessa di non entrarci mai più. La commessa di cui parlo io (e credo sia anche la stessa del post) mi ha proposto di acquistare un altro paio di calzini con il fiocchetto oltre a quelli che avevo già acquistato, ma di colore diverso. Quando le ho risposto che di quello stesso colore li avevo già presi a Salerno mi ha detto “Impossibile!” – Ora mi chiedo, chi sei tu per dirmi che è impossibile che io li abbia già acquistati altrove? Tra le altre cose, li ho acquistati da una commessa gentilissima che lavora nel negozio Calzedonia in Corso Vittorio Emanuele a Salerno (segnatelo in agenda).

Ecco, questa commessa del negozio di Roma, lavora tanto per lavorare. E’ li per arrivare a fine giornata e prendere lo stipendio a fine mese. Lo fa nel peggiore dei modi, mettendo in cattiva luce il nome dell’Azienda per cui lavora. Magari potrebbe lasciare il posto ad una ragazza che ha più voglia di lavorare, che lo fa con il sorriso sul viso e trattando bene i clienti. Magari, se si è riconosciuta nei commenti di Facebook potrebbe iniziare a temere di rimanere a casa e decidere, quindi, di iniziare a lavorare nel modo giusto.

Oggi stavo passeggiando con Julia e il coinquilino, mi girava anche bene, ero nel mood SUNDAY ‘NFANKCAZ SUNDAY. Le pulizie settimanali, quelle da casalinga disperata, erano andate lisce lisce senza discussioni.. NO GRIDA NO STRESS! Passeggiavamo felici, la classica famiglia del Mulino Bianco. Ma, visto che la famiglia del Mulino Bianco non esiste e l’ha capito anche la Barilla radiandola dalla TV, l’idillio è terminato subito. Mi sono imbattuta nei classici imbecilli che parcheggiano le loro auto sulle strisce pedonali, ignorando le esigenze dei pedoni che non amano essere investiti dagli automobilisti e non essere neanche pagati. Se, per colpa degli imbecilli di sopra (no, non i vicini, ma gli automobilisti incivili), non posso attraversare dove devo e sono costretta a passare in mezzo alla strada e vengo investita a chi chiedo i danni (oltre al fatto che, chissà, come ne esco)? All’automobilista che stava passando dove deve? All’imbecille che, nel frattempo, se ne sarà andato in sordina? Alla Polizia Municipale che non vigila? Al Comune? A ‘sto …? Ecco, so già la risposta. Non affrettatevi!

Furiosa come una vipera ho cerco in internet il numero del comando della Polizia Municipale di zona. Neanche mi avessero letto nel pensiero passa un’autovettura dei vigili. Mi sbraccio, grido, la signora accanto al posto di guida si gira dalla mia parte due volte, le indico le auto parcheggiate sulle strisce pedonali, grido più forte e loro… loro passano dritte, svoltando proprio nella strada che indicavo. Perfetto, si fermano. No, vanno oltre, passano davanti alle auto e le vedo sparire. Inizio a correre dietro a loro, in mezzo alla strada, sbracciandomi e gridando. Una pazza, lo ammeto. Ma nulla!

Chiamo il numero che avevo trovato in internet, ma numero inesistente. Sempre più furiosa come 10 vipere chiamo lo 06-0606 e mi risponde un ragazzo gentilissimo. Gli spiego tutto, ma proprio tutto, e lui mi passa il comando dei vigili urbani di zona. Inizio a raccontare la storia alla signora che mi ha risposto, la quale mi invita ad alzare la voce perché non sente. Inizio a parlare ad alta voce e, quando arrivo al punto dell’autovettura che se ne va nonostante il mio show, mi dice “Impossibile”.

Ma che è un vizio? Perché impossibile? Che ne sai tu? Eri con me?

Le spiego che non sono sola, che ci sono i testimoni. Mi invita a non gridare. Le spiego che se parlo ad alta voce lo sto facendo perché me lo ha chiesto lei dato che non sentiva. Le chiedo se può verificare la presenza di una pattuglia in zona passata in via Tal dei Tali. Ma lei, per tutta risposta, mi invita a fornirle le mie generalità che lascio senza problemi perché non ho nulla da nascondere. Dopo averle fornito nome, cognome e numero di telefono mi dice che parlo troppo concitata e che la mia richiesta andrà in coda alle emergenze (cosa giusta, ci mancherebbe altro).

Indemoniata come 100 vipere continuo la mia passeggiata, ma il veleno è talmente tanto che decido di tornare a casa e… Toh! Vedo la pattuglia di prima, la vedo salire proprio lungo la strada che avevo segnalato. Perfetto, mi fermo e torno indietro per affrontare la questione face to face. L’auto si ferma, la raggiungo e mi presento  spiegando chi sono. La prima frase che mi rivolge la signora che si era girata due volte nella mia direzione è “Come si permette di fare una segnalazione su di me. Come le viene di accusarmi?” – “Io, non l’ho accusata. Ho, semplicemente, detto che si è girata due volte nella mia direzione, che mi sono sbracciata, che ci siamo guardate e che poi siete andate via. Che vi ho anche corso dietro.” – “Ma io mi sono girata non per guardare lei. Stavo cercando un civico per una segnalazione importante.” – “(Certo! Così tanto urgente e importante che, dopo 10 minuti, eccovi qua) Perfetto, non ci siamo capite. Ci sarà stato un disguido. Io l’ho vista girarsi due volte verso di me e guardarmi. Lei non mi ha vista. Può capitare.” – “Ma come le viene di fare una segnalazione su di me!” – “(Però se non avessi fatto la segnalazione non stavate qui ora) Ripeto che io non ho fatto la segnalazione su lei, ma sulle auto parcheggiate sulle strisce pedonali. Poi ho raccontato i fatti per quello che ho vissuto io”

Nel frattempo ci raggiunge il coinquilino “A Milano queste cose non succedono. Le auto sono parcheggiate bene.” – “Milano è grande come il Municipio VII.” – (Ok, Milano è piccola in confronto a Roma. Ma cosa ci azzecca ora? Le multe si fanno in base alla superficie di una località?) penso, ma non favello. Il coinquilino invece incalza “Ho fatto i conti (è più forte di lui, che ci posso fare? Vive di numeri) se fate tutta questa strada sapete quante auto multate e quanti soldi fate incassare al Comune? Anche qui dietro, se vi girate, ci sono 3 auto in multa.” – “Che pensa che ci pagano in base alle multe che facciamo?” – (Cioè? Se vi pagassero in base alle multe fatte allora le fareste?)  – Con lo sguardo perplesso guardo il coinquilino e gli dico di andare via.

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Grazie alla mia segnalazione (forse) la vigilessa ha ottemperato al suo dovere. Grazie alla mia segnalazione (forse) qualche multa è stata fatta. Grazie alla mia segnalazione (forse) qualche imbecille ci penserà due volte prima di parcheggiare, nuovamente, a cavolo di cane. Tanto nel privato quanto nel pubblico ci sono persone che non hanno voglia di lavorare mentre a casa ci sono persone che hanno una gran voglia di fare. Non rimaniamo in silenzio sperando in un cambiamento degli altri perché il primo cambiamento deve partire proprio da noi. Abbiamo una lista infinita di doveri da rispettare, ma ricordiamoci che abbiamo anche una lista di diritti da pretendere!

 

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