Siamo sincere, fin da piccoline ci insegnano a giocare a mamma e figlia. Tra i regali più gettonati per le bambine ci sono i bambolotti con tutti i loro accessori e vestitini, i passeggini, le camerette, le cucine… a ‘sto punto regalate anche la casa a queste povere bimbette così almeno noi mamme sappiamo dove mettere tutto (la butto lì, non vi dovete sentire in obbligo ovvio…magari ci cascate però). Quindi, quale è il messaggio (neanche troppo nascosto) che ci trasmettono? Devi fare la mamma!

Perfetto! Sarà che da piccolina, oltre ai bambolotti, ho ricevuto tante altre cose che con l’essere mamma si sposavano decisamente poco. Sarà che sono cresciuta in un ambiente di bambini con la i finale. Sarà che tra i giochi preferiti c’era la tedesca. No non una bionda, no non la birra. La tedesca è un gioco che si basa sulle regole del calcio (per maggiori info, tedesca. A me facevano iniziare sempre come portiere, che rabbia se ci ripenso!). Sarà che mi arrampicavo sugli alberi alla conquista di prati sconosciuti. Sarà che facevamo certe lotte con la cerbottana e lo stucco che alla Garbatella (quartiere storico di Roma) ci conoscevano tutti. Sarà che in estate tutte le fontanelle di zona erano di nostra proprietà per la grande guerra di palloncini ad acqua tra lotti (chi conosce la vera Garbatella sa di cosa parlo. Quanti ricordi…). Sarà tutto questo e molto altro che io non ambivo ad essere mamma. Vi basti pensare che mia figlia non ha il Cicciobello ultima versione, ma il piccolo dolce e tenero Birimbo originale tenuto strabenissimo (vi fa capire quanto ci ho giocato).  Tutto per lei direttamente dai mitici anni ’80.

Birimbo

Io stavo benissimo nelle mie vesti da figlia. A pensarci bene no, neanche in quelle vesti stavo bene. Diciamo che mi piaceva quello che ero e quello che non desideravo fino a quando, attorno alla ventina, ho iniziato a pensare che forse avrei potuto diventare mamma. Le idee non erano chiarissime perché volevo una figlia già grande con cui giocare, uscire e divertirmi. L’unica cosa certa era il nome, JULIA. In uno scatolone sopra l’armadio ho ritrovato il mio passato, quei giochi vintage dimenticati, quei ricordi degli anni ’80 tra cui lui, Birimbo ed il suo sorriso. No! Non il sorriso sul visetto, ma i vecchi pannolini di una volta, quelli di stoffa che si lavavano e che oggi sono tornati di moda. Ho preso il bambolotto ho cercato di cambiargli il pannolino, ho capito che non era cosa per me e l’ho riposto nel suo mondo vintage. Giocare a fare la mamma poteva ancora aspettare, in fin dei conti avevo solo 20 anni. Ritenta, sarai più fortunata!

Varcata la soglia dei trenta ci ho riprovato. Questa volta ho preso un pannolino vero, di quelli di marca, ho preso la bambina ed ho cercato di cambiarla. Anche questa volta nulla da fare, non sapevo proprio da dove iniziare. Senza farmi vedere ho preso la bambina e l’ho rimessa al suo posto. “Signora, cosa fa?” – “Nulla. Non sono ancora pronta, ci proverò tra qualche anno. Grazie mille. Arrivederci.” – “Signora, ma è sua figlia!” – “Scusi? Cosa? Come è possibile? Da dove è uscita?” Ok, questa domanda potevo anche risparmiarmela visto che camminavo come una papera disinvolta. In quel momento due volti interdetti si sono scrutati bene. No, non io e la tipa. Ma io e la tipetta. Dicono che i bimbi piccoli piccoli piccoli (io dico sempre le cose tre volte, sappiatelo) non ci vedono bene, ma lei mi vedeva benissimo ed io, che leggo nel pensiero degli altri, in quel momento ho letto nel suo “Andiamo bene, proprio bene…”

Siamo uscite insieme da quel palazzo, io e la mia principessa. Io che, da sempre, sognavo di avere il trilogy ho avuto il trio.

Il trilogy lo avrei portato con visibile nonchalance, come quelle donne che fanno finta di gesticolare semplicemente per muovere l’aria ferma con il dito ingioiellato. Bene, sarei stata la signora del trilogy, ma mai quanto la regina del trio.

Non immaginavo che quell’aggeggio a 4 ruote che non si chiamava Hammer (si, desidero un Hammer da quando ho deciso di vendicarmi delle Smart, che ci posso fare) diventasse un prolungamento del mio corpo. Eravamo in perfetta sintonia, io-lei-lui. Il coinquilino? No, il trio! In&Out per negozi, Up&Down lungo i marciapiedi, Left&Right tra le auto malamente parcheggiate. In fin dei conti parliamo di un Trio Smart… proprio strano il destino, io e un quattro ruote che si chiama Smart.

Tra le mie letture preferite c’è, da sempre, I love shopping in tutte le sue varianti ed era arrivato, anche per me, il momento del tanto atteso I love shopping per il baby. Era bello uscire con la carta in tasca per fare shopping per la baby, avevo la coscienza pulita. Era ancora più bello tornare a casa con buste e bustine di shopping per la… caspita, ecco come si è ingrassato il mio armadio! Facevo shopping per lei sì, ma anche per me. Soprattutto per me. Avevo paura dell’effetto traumatico post partum e quindi mi gratificavo. Che male c’è, che c’è di male….

Stavo giocando a fare la mamma, ma ancora non mi capacitavo come fossi diventata mamma così senza preavviso. 9 mesi non sono un buon preavviso, sappiatelo. Con calma e tanto sangue freddo ho iniziato a fare spazio nella mia vita e nei miei armadi. Lei si stava impossessando della mia vita. Una bimba piccola pretende, sappiatelo. Pretende tempo, attenzione e spazio. Una casa in cui stavamo bene in due, oggi è diventata un gioco ad incastro. Vi ricordate Renato Pozzetto in Vado a vivere da solo? TAAAAC! Ecco, quelli siamo noi tre, io-lei-lui. Il coinquilino? No, lui occupa poco spazio. Il trio che, in realtà, è grande davvero quanto un Hammer. Sappiatelo.

Mi rendo conto che il trilogy avrebbe occupato meno spazio e, sicuramente, non lo avrei regalato a costo zero. Mi rendo conto che alcune persone non sono nate per essere mamme e non è detto che il tempo possa aiutarle. Mi rendo conto che amo andare per negozi e fare shopping per la baby, ma mai quanto amo fare shopping per me stessa.

Come l’ultima volta che sono entrata da LEAM (noto negozio IN di Roma) ed ho chiesto di provare un paio di scarpe. Si è avvicinata la commessa chiedendomi cosa volessi. Un prosecco, per favore. Secondo te in un negozio di scarpe cosa posso volere?!?! “Salve, vorrei provare quel paio di Huggies.” – Mi ha guardato. L’ho guardata ed ho sorriso. Mi ha guardata e con la voce monotono-sottotono-madattiuntono mi ha corretta. “Forse vuole provare gli Ugg.” – L’ho guardata ed ho sorriso. Ho pensato a mia figlia e alla trasformazione che aveva apportato in me. Gli Ugg alla fine non li ho acquistati e nemmeno gli Huggies dato che mia figlia non porta più il pannolino.

Non sarò mai una mamma come tante ne vedete in giro. Non mi sentirete mai parlare di cacche, pappe e altre cose simili. Non esco di casa con la borsa di Mary Poppins. Non mi appanico davanti ad una febbre.
Conosco, perfettamente, tutte le sigle dei cartoni animati che canto insieme a lei ad alta voce. Ho il cellulare con miliardi di sue foto e video che amo rivedere quando sono in ufficio. Nel poco tempo libero a disposizione mi piace andare per negozi, io-lei-lui. Il trio? No, il coinquilino!

A Natale ho ricevuto un bellissimo anello. Come ho reagito? “Grazie” – “Tutto qui? Non ti piace?” – “No, anzi. E’ molto bello.” La verità? Non ho provato la stessa emozione di quando ho ricevuto il trio!

 

 

 

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