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Mai lo stesso locale, sempre la stessa password… Why Not? E così, mentre eravamo in attesa di entrare in un locale romano ci atteggiavamo a fighetti di Manhattan che per accedere alle feste giuste hanno bisogno di un codice segreto che solo in pochi possono avere. Ricordo ancora la sorpresa che ho provato quando a New York un taxi ci ha lasciato in una street anonima, senza insegne luminose, e noi abbiamo bussato ad una porta nera di quelle degli scantinati. Un ragazzone della sicurezza ci ha aperto chiedendoci la password e noi l’avevamo e, così, siamo entrate in una realtà da film, in una casa (da quì il nome APT) dove c’erano ragazzi che bevevano sul letto, chiacchieravano in bagno, un locale arredato nei minimi dettagli. Noi ci siamo accomodate in salotto ed è stata un’esperienza troppo speciale che mi ha fatto sentire una fighetta di Manhattan almeno per una serata. Le migliori serate estive romane avevano l’odore di salsedine e cocco, il rumore di ragazzi che si chiamavano da uno stabilimento all’altro senza l’uso del cellulare, forse usando il megafono, la presenza dei buttafuori che non facevano entrare nessuno fino ad una certa ora ma che, puntualmente, chiamavano con una soave voce da cavernicoli me e le mie amiche per farci entrare anche quando non volevamo, anche quando facevamo finta di nulla perché avevamo puntato qualcuno e non volevamo perderlo. “Ohhhhh, ohhhhhhh!!!!!!” – “Dici a me? (che ho fatto?)” – “Si dico a te, venite. Voi potete entrare. Lasciatele passare!” – “…. Mmmm, ma veramente….ci sarebbe…. se lo perdo….” – “Che ce pensate pure?” – E visto che non potevi pensare troppo, alla fine passavi tra gente che ti guardava male e bisbigliava ad alta voce (che poi bisbigliare significa a bassa voce, ergo non ti devi far sentire) “Ma chi caxxo so’ queste?” Giunte al cospetto del buttadentro di turno dovevamo pronunciare la password, sempre la stessa dai secoli dei secoli, la password che conoscevano tutti, che tanto che me la chiedi a fare che non è esclusiva, ma con voce da agente 007 pronunciavamo il codice segreto… Why Not?. Si apriva, magicamente, l’accesso al locale e noi eravamo sempre le prime, qualcuno doveva pur rompere il ghiaccio della serata era mai il barman, ma sempre noi…”Alea iacta est”. In questi giorni mi è tornata alla mente questa frase, non alea iacta est, ma WHY NOT? Se vuoi fare una cosa che ti fa piacere e ti fa stare bene, falla…Why not? Se pensi sia arrivato il momento di cambiare qualcosa nella tua vita, fallo…Why not? Se desideri tanto fare un acquisto che hai sempre rimandato (che ti puoi permettere, ovvio), fallo… Why not? Se desideri da tanto fare il viaggio dei tuoi sogni, fallo.. Why not? Se pensi sia arrivato il momento di tagliare i rami secchi e coltivare i fiori che ti piacciono, fallo… Why not? Se vuoi perderti in un hobby, fallo… Why not? E’ estate, non giro più per locali bisbigliando a qualcuno Why not? per poter potermi divertire per qualche ora, ma cammino lungo il sentiero della mia vita gridando a me stessa e al mondo intero WHY NOT? perché io voglio amare la mia vita e vivere la vita che amo.

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