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Venerdì ore 17.30 – devo uscire dall’ufficio per andare all’aperitivo.

Venerdì ore 18.00 – devo uscire dall’ufficio per andare all’aperitivo.

Venerdì ore 18.30 – devo uscire dall’ufficio per andare all’aperitivo.

Venerdì ore 18.45 – schizzo come un razzo dall’ufficio, 10 secondi per arrivare alla fermata della metro che anche Bolton sarebbe soddisfatto di me (e non parlo dell’ammorbidente). Arrivo a casa per cambiarmi tipo Arturo Brachetti (il famoso trasformista per intenderci), riesco anche a giocare un attimo con JP, infilo al volo la reflex in borsa, passo dal bagno giusto per capire quanto posso essere sconvolta e poi via, di corsa all’aperitivo.

Anche questa volta abbiamo optato per Panegirico, il locale che si trova in Via di Santa Maria Ausiliatrice, 24. Ad accoglierci un fantastico tavolo quadrato così da poterci guardare tutte negli occhi e riuscire a parlare in totale tranquillità. Ordine del giorno: incazzature varie. Sfogo di turno in totale libertà, tipo una seduta degli alcolisti anonimi con tanto di psicologa compresa.

Per iniziare tagliere di salumi con frittata e pizza e tagliere di formaggi con miele ed una delicata insalata di pollo. Come sempre un plauso particolare al loro pane nero con cereali che scompare immediatamente e magicamente dal tavolo.

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Brindisi solo per chi ha ordinato alcolici, mentre le altre sono state prontamente escluse per evitare il contagio di un tristissimo succo di frutta e due lattine di coca cola che, come mi è stato ultimemente insegnato, si utilizza in casi di mal di gola e mal di stomaco (si avete capito bene, quando avete quell’influenza intestinale grazie alla quale anche l’acqua vi fa male bevete la coca cola così da avere un po’ di liquidi in corpo).

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E poi arrivano i primi. Risotto cacio e pepe (molto buono, fidatevi anche perché a dirlo è una non amante del cacio e pepe) e pasta all’arrabbiata con zucchine (forse un po’ troppo arrabbiata). Diciamo che un primo cacio e pepe si abbina meglio con un primo più delicato (l’arrabbiata davvero troppo piccante).

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Ad un certo punto l’intrattenitore della serata ha iniziato a fare alcune battute sui francesi e la nostra amica voleva dirgliene quatre o anche huit. Era solo il presagio della sua serata NO. Uscite dal locale abbiamo ricevuto la sorpresa più bella della serata, un’accoglienza veramente degna di noi. Hanno prima tentato di colpirci con una carota lanciata con violenza dal palazzo di fronte e che, fortunatamente, non ci ha colpite in pieno perché protette da un albero. Abbiamo sentito un rumore strano tra i rami del povero alberello e poi abbiamo visto cadere in terra questa triste carotina che, nell’incontro/scontro con il ramo, si è divisa a metà. Non avendoci colpite con la carota hanno optato per il piano B, lancio di sassi riuscendo nell’intento di colpire una di noi, la francese per essere precise, e le auto parcheggiate. Vi consiglio, quindi, di non parcheggiare davanti al locale perché potreste trovare l’auto danneggiata. E pensare che non stavamo facendo confusione, erano le 22.30 circa  ed eravamo uscite in quel momento dal locale. Abbiamo poi saputo che i lanci da quel palazzo sono una costante, anche bottigliette di acqua, (noi forse abbiamo capito il piano e la finestra, ma non abbiamo la certezza per scriverlo).

Per concludere in dolcezza la serata siamo andate in Via Albalonga a prendere i cornetti. No, non da Pompi, ma in un laboratorio che solo chi lo conosce lo trova perché non ci sono indicazioni. Quando si entra si viene subito accolti da un profumo di dolce perché parliamo di un laboratorio che sforna cornetti fino al mattino per poi distribuirli ai vari bar di Roma. Vai di saccottini al cioccolato, cornetti con la nutella, col pistaccio, bombe alla crema e chi più ne ha più ne metta. Per paura di essere nuovamente colpite da oggetti volanti abbiamo deciso di chiacchierare all’interno del locale e… un cartone (di quelli dove si mettono i cornetti per trasportarli) è caduto sulla testa di una di noi. Indovinate chi? La francese, ovvio. Questa volta almeno non era un sasso, ma una scatola vuota. Uscendo dal laboratorio abbiamo scoperto l’esistenza di un nuovo locale “IO” al posto di Latte Più. Da provare.

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