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Avevo 18 anni quando ho deciso che sarei diventata mamma, ma non una delle tante mamme, io volevo diventare mamma di TE. Ho sempre avuto le idee chiare su tutto e tutti e tu non potevi, certamente, sfuggire al mio radar sensoriale ipergalattico che non sbaglia mai. Ti ho immaginata e disegnata nella mia testa, ti ho vista crescere insieme a me e sono sempre stata più che convinta che, un giorno, io e te ci saremmo incontrate fisicamente, conosciute con il tempo ed amate per sempre. Te la mia piccola Julia con la J, te la parte migliore di me, te che è stato da subito un noi, noi che siamo semplicemente tale madre tale figlia.

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Torniamo ai miei 18 e ai personaggi strani che popolavano le mie giornate. Cari ex non vi arrabbiate, eravate tanto simpatici e carini ma nessuno di voi era il prescelto. Nessuno di voi aveva quel quid che serviva per mettere al mondo un capolavoro, il mio capolavoro. Ricordo ancora quando un’amica di amici per gioco lesse la mano a ciascuno di noi. Arrivata al mio turno disse, tra le tante cose che più o meno si sono avverate, la prossima storia sarà quella definitiva ed avrai un bambino. Panico! Lei mi stava dicendo che in un regno di matti avrei trovato un savio. E come lo avrei riconosciuto? Come avrei potuto individuare il personaggio giusto, quella figura mitologica che io e le mie amiche stavamo cercando da tempo con esiti alquanto catastrofici?

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In realtà il LUI in questione, il famoso coinquilino, lo conoscevo già da tempo. Eravamo amici (giuro solo amici, lui a Milano io a Roma. Ecco, ora mi credete), eravamo lontani e lui era più lontano del lontano nell’immaginario del mio LUI perfetto. Non che fosse una cattiva persona, però non era LUI. Infatti poi è LUI (vedete le menti ingarbugliate di noi donne. Tanti casini, tanto girare per poi tornare al punto di partenza). Se vi farà piacere, i cavoli nostri ve li racconterò un’altra volta. Il punto è che IO + LUI (lontanissimo dalla mia idea di LUI) = JULIA

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Un giorno, mentre lui era al telefono, ho scoperto che 1+1=3! Ecco, anni di studio buttati nel cesso (permettetemi questo francesismo) quando ti insegnano che 1+1=2 e 1+1 non fa 3. Con la mia laurea in economia in tasca ci voleva la maternità a farmi scoprire quale è la verità. 1+1=3! L’ho chiamato subito e gli ho fatto vedere il test impugnato come fosse un trofeo. Come ha reagito?! Da uomo, ovvio. “Cosa significa?” – “Secondo te?” – “E mo?! (il romano si era impossessato di lui, nel frattempo) – “Mo so caxxi!” – Io riesco sempre a vedere il lato positivo delle cose, lo so. 40 settimane + 2 giorni dopo eravamo come impietriti ad ammirare una culla piccolissima con dentro un capolavoro, il nostro capolavoro. Se vi farà piacere, vi racconterò anche i cavoli del parto. No, niente drammi. Alto tasso di risate, dalla scelta di andare in ospedale fino al giorno dopo il parto, una risata continua.

 

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11-10-2013 ore 16:11 “Signori, come si chiama la bimba?” – “JULIA. J-U-L-I-A, mi raccomando.” La perfezione tra le mie braccia, ci siamo guardate e ci siamo amate da subito. Te la mia piccolina, io la tua mamma. LUI il mio coinquilino, LUI il tuo papà. Siamo tornati a casa in tre e non potevo immaginare che il terzo elemento, quello più piccolo, fosse anche il più ingombrante e caotico. Siamo tornati a casa in 3 + 1 passeggino enorme + 1 lettino + 1 box + 1 seggiolone + 1 girello + miliardi di giochi e vestiti + noi siamo usciti e ti abbiamo ceduto casa. Era l’unica cosa da fare. Ovviamente, più della metà delle cose sopra elencate non le abbiamo mai usate e le abbiamo date via nuove.

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Andava tutto bene, io stavo giocando a fare la mamma mentre tu crescevi poi un giorno… un giorno mi hai guardata e hai balbettato MA-MA-MA-MA. Ti piaceva talmente tanto che poi hai buttato lì di getto MAMMA e mi hai riso ed io ho capito che non ero più giovane. E’ stata una botta tremenda, una scossa che mi ha pervaso il corpo. Io stavo giocando a fare la mamma, ma in realtà ero davvero mamma e lo ero diventata quando ancora non avevo imparato ad essere figlia. Cosa ho fatto?! Mi sono guardata allo specchio, ho visto effettivamente dei segni qua e là che erano un allert della vecchiaia che incombeva e mi sono procurata un’ottima crema antirughe. Poi, dopo essere rinsavita, sono tornata da te che, nel frattempo, poverina continuavi a dire MAMMA MAMMA MAMMA e a non capire perché tutti gli altri bimbi ottenevano il mondo con quella semplice parola e tu no. Ti ho presa, ti ho abbracciata, ti ho baciata e ti ho detto a bassa voce “Potresti ripetere quello che hai appena detto?” – Mi hai guardata con quegli occhioni enormi, mi hai sbavato ovunque (la giusta vendetta per averti fatto attendere un attimo di troppo) e mi hai detto. “Scusa, ma ti chiamo MAMMA”. – Ok, non me lo ha proprio detto però si capiva che volevi dire quello. Era palese ed eloquente dal tuo sguardo.

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 Dal nostro primo incontro sono trascorsi 3 anni. Inutile dire che sono i 3 anni più belli della mia vita. Ma siamo sincere ed oneste, sono anche gli anni più stancanti e difficili. Unici nel loro genere come solo i bambini sanno rendere uniche le cose, con quella loro ingenuità e voglia di scoprire il mondo. Tra emozioni, spaventi, gioie, dolori, febbri, passeggiate, vacanze, giochi, letture, sport, inglese, tra tutto e tutti siamo sempre e solo noi… la PrinBro Family.

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BUON COMPLEANNO, AMORE DELLA MAMMA…

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