Ho vissuto gli anni 70, la caduta del muro di Berlino, l’inizio della guerra nel Golfo, l’attacco alle torri gemelle, il 60 alla maturità, la laurea vecchio ordinamento, la riforma universitaria del 3+2, il governo di destra/sinistra/destra/sinistra, il Vaticano con due Papi, ma soprattutto ho vissuto l’era Totti.

Nel 1993 hai fatto il tuo debutto in serie A, io c’ero.

Eri un bel tipo e ho iniziato a seguirti sia come giocatore sia come ragazzo. Siamo cresciuti in quartieri confinanti e, come spesso accade, abbiamo mantenuto rispetto dei confini. Tu andavi al mare al Tibidabo ed io al Plinius Che ci vuoi fare, tu eri qualcuno e te lo potevi permettere di andare in uno stabilimento costoso. Non puoi neanche immaginare quante passeggiate sul bagnasciuga solo per venirti a spiare.

Nel 1994 hai segnato contro il Foggia il tuo primo goal in serie A, io c’ero.

Iniziavo a girovagare di più nel quartiere e continuavo a sapere che arrivavo sempre dopo che te ne eri già andato via. Lo vedi che non era cosa, non eravamo destinati. Io arrivavo quando tu eri già andato via o andavo via poco prima del tuo arrivo.

Nel 1998 Aldair ti ha ceduto la fascia da capitano, io c’ero.

Andavo alla conquista del mondo e tutte le domeniche venivo allo stadio per vederti conquistare l’universo. Eri diventato a tutti gli effetti l’ottavo re di Roma. Iniziavano a cancellarsi i ricordi del principe Giannini.

Nel 2001 hai vinto lo scudetto, io c’ero.

Grazie a te, Battistuta e Montella, ovvero il Trio delle Meraviglie, abbiamo soffiato lo scudetto ai cugini. Ricordo ancora l’emozione di quell’ultima partita di campionato contro il Parma di Buffon. Ricordo i festeggiamenti fino all’alba. Era il 17 giugno 2001 e il giorno successivo mi sono presentata all’esame di diritto pubblico con la sciarpa al collo e le borse sotto gli occhi.

Nel 2006 hai vinto la coppa del mondo con la Nazionale Italiana, io c’ero.

Non ho perso neanche una partita e, per scaramanzia, prima del fischio d’inizio ascoltavo Bad Day di Daniel Powter. Il tuo sguardo durante quel rigore è ancora vivo nella mia memoria. La finale di quel 9 luglio non la dimenticherò mai. Grazie a te e ai tuoi compagni di squadra ho iniziato i festeggiamenti del mio compleanno al Colosseo da campione del mondo.

Nel 2007 hai vinto la scarpa d’oro, io c’ero.

Ricordo il tuo giro di campo, umile ed emozionato come solo tu sai essere, mentre mostravi a noi tifosi il tuo riconoscimento tenendo il piccolo Cristian in braccio. Era l’anno della mia laurea, era l’anno della mia partenza per l’America, era l’anno del mio saluto a Roma. Alla fine non sono più partita. Io, come te, amo questa città e ho deciso di viverla per sempre, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Nel 2017 hai dato l’addio alla Roma, io c’ero.

NON PIANGO PERCHE’ SMETTI, MA RIDO PERCHE’ CI SEI STATO. Questo uno dei tanti striscioni per te. Sai che c’è? In realtà hai fatto piangere il mondo intero. Ancora una volta sei riuscito ad unire persone di fedi calcistiche diverse. A volte penso che se tu governassi l’Italia le cose potrebbero andare meglio. Hai fatto dei tuoi punti di debolezza i tuoi punti di forza. Quando parli, anche in romano, catalizzi l’attenzione su di te e questa è una dote che hanno solo i migliori. Sei generoso, simpatico, puro. Non rinneghi mai le tue umili origini e sei grato alla vita per ciò che ti ha dato.

France’, 25 anni non si possono dimenticare così. Stamattina mi sono svegliata vuota, orfana di capitano e forse anche di una squadra. TOTTI E’ LA ROMA ti ha dedicato la Curva Sud e non solo lei. UN CAPITANO, C’E’ SOLO UN CAPITANO ti ha cantato tutto lo stadio, tutta la città, tutta la nazione, tutto il mondo. France’, io spero ancora che sia uno dei tuoi soliti scherzi. Di quelli che tu ridi perché già sai come va a finire. Questa volta però ti ho visto piangere senza vergognarti di mostrare, ancora una volta, al mondo intero la tua estrema sensibilità. Grazie, per tutto quello che ci hai regalato.

 

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GRAZIE CAPITANO!

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